13/08/15

L’industria italiana che punta all’autonomia energetica

Non solo per le case. Le fonti rinnovabili sono sempre più impiegate nel campo industriale, anche se il fabbisogno di una fabbrica equivale anche a quello di migliaia di famiglie.
Dopo gli annunci dei colossi internazionali come Apple, che alimenterà i suoi server con energia rinnovabile; Volkswagen, che nella sede del Tennessee utilizzerà esclusivamente energia solare; e la Boeing, che andrà a costruire aerei in South Carolina per impiegare energia solare ed eolica, ecco un’eccellenza italiana, la Loccioni di Rosora (in provincia di Ancona), un’impresa di 350 dipendenti specializzata in tecnologie innovative per le industrie (di sua produzione, per esempio, sono i robot che mescolano sostanze tossiche utilizzate nella produzione di farmaci oncologici).
Il progetto della Loccioni è quello di rendersi completamente indipendente energeticamente: per ciò si è ispirata al sistema dell’economia chiusa e parsimoniosa del contadini e ha creato la Leaf Community. Leaf, oltre a rappresentare la foglia, è anche l’acronimo di Life Energy and Future.


Il progetto, partito nel 2008, è iniziato con la costruzione della foresteria con sei appartamenti, la Laef House, interamente alimentata con energia solare. Alla foresteria è seguita la Life School, una scuola pubblica che utilizza pannelli solari, e poi la Leaf Energy, una serie di impianti che producono l’energia necessaria alla Loccioni: oltre 1 megawatt di fotovoltaico e una centrale idroelettrica da 28 chilowatt installata su un canale.
A supervisionare i flussi energetici fra le varie parti della Community c’è la Leaf Farm, una fattoria restaurata.
Per far fronte in ogni istante alla poderosa richiesta di energia, Loccioni si è associata con Samsung per implementare i sistemi di accumulo energetico: due batterie al litio da 5,5 chilowattora installate nella Life House. Altri accumulatori serviranno gli edifici industriali.
Per completare la copertura dei consumi Loccioni a fatto ricorso a un tratto del fiume Esino abbandonato da decenni. Sono stati puliti e ripristinati due chilometri, dove saranno costruite ora piste ciclabili, giardini e zone balneari che creeranno posti di lavoro. E tutto il materiale vegetale recuperato dalle operazioni di bonifica alimenterà una centrale di biomasse, mentre l’acqua del fiume servirà per due centrali idriche che forniranno altri 60 chilowatt.