30/11/15

Una torre semovente porterà energia nei luoghi colpiti da calamità

Si monta e si smonta in maniera quasi automatica e produce da sola l’energia che usa. È la struttura progettata da due ricercatori statunitensi che servirà a portare aiuti alle vittime di sismi o inondazioni. Il Trs-1, Transient Response System è un palazzo residenziale removibile che fornirà alloggi, energia e acqua pulita nelle aree colpite da calamità naturali.
Il veicolo è anfibio e raggiungerà la zona interessata trasportando la base della struttura, che poggia su quattro piedistalli. La base verrà sollevata di 20-25 metri (come un palazzo di sei piani), in modo da rimanere fuori dalla zona danneggiata e la piattaforma avrà la capacità di integrarsi alle infrastrutture preesistenti in zona.


Speciali ascensori porteranno sopra uomini e veicoli, mentre la piattaforma ospiterà lo scheletro dell’edificio e i moduli abitativi per ospitare gli sfollati.
Per produrre acqua e luce, il tetto della torre sarà dotato di un generatore solare, due turbine eoliche e cisterne per raccogliere l’acqua piovana.
Poi, una volta terminata l’emergenza, Trs-1 verrà smontato in attesa di essere utile da un’altra parte.
A progettare Trs-1 sono stati due studenti del Southern California Institute of Architecture di Los Angeles, Adrian Ariosa e Doy Laufer, che l’hanno concepito per l’emergenza riguarderà la città indonesiana di Giacarta. Secondo alcune previsioni, infatti, questa città è destinata a essere inghiottita dal mare entro il 2025.

30/10/15

Il mondo dell'antispam minacciato dal nuovo hackeraggio

Tutto il mondo dell'antispam trema di terrore quando, il 18 marzo del 2014, un attacco informatico paragonabile alla portata di una bomba atomica, manda in tilt il sistema informatico del gruppo inglese di filtraggio antispam Spamhaus.
Responsabile del misfatto informatico è il "covo" ideale degli spammer, il provider olandese Cyberbunker, che sferra l'attacco a 300 Gigabit al secondo rallentando l'intera rete.
Fantascienza? No, purtroppo una realtà con la quale avremo sempre più a che fare anche noi italiani, dal momento che il nostro Dipartimento informazioni per la sicurezza ha cercato di inquadrare le varie categorie di cyber-criminali, e di stabilire un codice comune per le forze di polizia internazionale.
Nel documento stilato si leggono tre macro categorie:
- i black-hat, la cui azione principale è violare un sistema informatico per scopi principalmente economici. La maggior parte sono ragazzi che conoscone bene le tecniche di hackeraggio e agiscono anche per esibizionismo e fama mediatica. Tra loro ci sono gli script-kiddie, specializzati nell'utilizzo di software che provoca i crash ai sistemi come nel caso di Spamhaus. Nell'est Europa si tanno diffondendo organizzazioni criminali che assoldano "mercenari" per supportare le loro attività. Si tratta dei Cyberwarrior, che, come cecchini, vengono pagati per attaccare specifici bersagli. I rari casi, per esempio quello di Anonymous, i guerrieri sono spinti da motivazioni ideologiche;
- ci sono poi i grey-hat, spiriti liberi puristi dell'informatica. I loro fini non sono né economici, né criminali, ma sono spinti dal desiderio della passione informatica e tecnologica: sono gratificati quando riescono a esplorare un sistema. I gray-hat creano da soli il software di cui necessitano e non lasciano tracce del loro passaggio. Vengono, esplorano e se ne vanno;
- per ultimi ci sono i white-hat, che collaborano con aziende, forze dell'ordine ed enti governativi per proteggere i sistemi informatici per metterne in luce gli eventuali punti deboli. Sono gli hacker "buoni", che lottano contro la criminalità.

13/08/15

L’industria italiana che punta all’autonomia energetica

Non solo per le case. Le fonti rinnovabili sono sempre più impiegate nel campo industriale, anche se il fabbisogno di una fabbrica equivale anche a quello di migliaia di famiglie.
Dopo gli annunci dei colossi internazionali come Apple, che alimenterà i suoi server con energia rinnovabile; Volkswagen, che nella sede del Tennessee utilizzerà esclusivamente energia solare; e la Boeing, che andrà a costruire aerei in South Carolina per impiegare energia solare ed eolica, ecco un’eccellenza italiana, la Loccioni di Rosora (in provincia di Ancona), un’impresa di 350 dipendenti specializzata in tecnologie innovative per le industrie (di sua produzione, per esempio, sono i robot che mescolano sostanze tossiche utilizzate nella produzione di farmaci oncologici).
Il progetto della Loccioni è quello di rendersi completamente indipendente energeticamente: per ciò si è ispirata al sistema dell’economia chiusa e parsimoniosa del contadini e ha creato la Leaf Community. Leaf, oltre a rappresentare la foglia, è anche l’acronimo di Life Energy and Future.


Il progetto, partito nel 2008, è iniziato con la costruzione della foresteria con sei appartamenti, la Laef House, interamente alimentata con energia solare. Alla foresteria è seguita la Life School, una scuola pubblica che utilizza pannelli solari, e poi la Leaf Energy, una serie di impianti che producono l’energia necessaria alla Loccioni: oltre 1 megawatt di fotovoltaico e una centrale idroelettrica da 28 chilowatt installata su un canale.
A supervisionare i flussi energetici fra le varie parti della Community c’è la Leaf Farm, una fattoria restaurata.
Per far fronte in ogni istante alla poderosa richiesta di energia, Loccioni si è associata con Samsung per implementare i sistemi di accumulo energetico: due batterie al litio da 5,5 chilowattora installate nella Life House. Altri accumulatori serviranno gli edifici industriali.
Per completare la copertura dei consumi Loccioni a fatto ricorso a un tratto del fiume Esino abbandonato da decenni. Sono stati puliti e ripristinati due chilometri, dove saranno costruite ora piste ciclabili, giardini e zone balneari che creeranno posti di lavoro. E tutto il materiale vegetale recuperato dalle operazioni di bonifica alimenterà una centrale di biomasse, mentre l’acqua del fiume servirà per due centrali idriche che forniranno altri 60 chilowatt.

25/06/15

NetworkedBlogs, l'applicazione Facebook per i blog

Un'applicazione unica nel suo genere, disponibile su Facebook e dedicata al mondo dei blog. Di chi li scrive, di chi li legge e li segue, e di chi fa entrambe le cose. Si chiama NetworkedBlogs e permette di raccogliere in un'unica dashboard dedicata tutti i vostri blog gestiti direttamente o che seguite.


A NetworkedBlogs ci si iscrive gratuitamente e offre la possibilità di aggiungere al vostro profilo i vostri blog preferiti (i vostri o quelli che seguite). Una volta aggiunto il blog, questo avrà a disposizione una pagina dedicata con molte funzioni, tra le quali quella di invitare i vostri amici a mettere commenti e voti ai post, inserire un'immagine personale per la pagina o aggiungere un pulsante nel blog ce verrà aggiunto nei profili del vostri lettori con un semplice click.
NetworkedBlogs creerà anche una directory speciale dei blog inseriti, aumentandone così la visibilità.
Ovviamente NetworkedBlogs dà la possibilità di condividere automaticamente su Facebook il contenuto del blog.
Per creare un account gratuito su NetworkedBlogs basta andare nel sito dell'applicazione ed entrare con l'account di Facebook, o cercare direttamente l'applicazione da Facebook.
Una serie di schermate vi permetterà di scegliere tra i blog più popolari del settore, seguire i blog che i vostri contatti Facebook leggono o gestiscono in prima persona, inserire i blog gestiti direttamente da voi stessi.
Una volta terminate le operazioni che ci vengono richieste, nella "Blogger Dashboard" appariranno tutti i blog che abbiamo inserito.
La funzione "Syndacation" che appare sotto sotto i blog di nostra proprietà permette di pubblicare direttamente su Facebook i nostri post.

Tutte le indicazioni passo a passo per l'utilizzo di NetworkedBlogs su http://lucianodrusetta.blogspot.it/2014/01/networked-blogs.html

28/05/15

Musicisti con gli strumenti? No, basta l'iPhone

Sarà un caso che Artiphon nasce a Nashville, la capitale del Tennessee soprannominata “Città della musica”? Forse no, visto che questa nuova startup nasce per permettere nuove forme di sperimentazione musicale.
Cuore dello strumento l'iPhone della Apple, inserito in un corpo di legno dotato di tastiera con una serie di magneti usati per pizzicare le corde.


Uno strumento per i chitarristi, quindi? Non solo, visto che già il nome, Instrument 1, lascia immaginare a quanto sia stato pensato per fungere da strumento universale. Grazie a una apposita app, infatti, Instrument funziona come chitarra, come banjo, mandolino, basso, violino.
Non siete appassionati di strumenti a corde? Nessun problema: se occorre, le due superfici tattili, i magneti e la tastiera possono trasformarsi in percussioni e l'intero strumento in una batteria elettronica.
Non può mancare, ovviamente, il sintetizzatore e il registratore per le composizioni personali.
Artiphon è compatibile con GarageBand, la app che ha tutto ciò che ti serve per imparare, suonare, registrare, mixare e condividere musica eccezionale, anche se non hai mai suonato.
Intento di Mike Butera, fonatore della Artiphon è stato creare uno strumento che ne contenesse tanti, pur restando strumento nonostante l'anima digitale.
Per ordini e acquisti si può curiosare sul sito della Artiphon (www.artiphon.com). Prezzo: 650 euro circa.

16/04/15

Poco tempo per la spesa? In Corea puoi farla mentre aspetti la metro

La vita frenetica nelle metropoli, i ritmi di lavoro sempre più allungati e le lunghe distanze da percorrere, non lasciano orami molto tempo per dedicarsi alle faccende di casa. Fare la spesa, poi, diventa un vero e proprio incubo quando si rientra a casa in orari in cui anche i supermercati sono già chiusi.
In Corea del Sud, la catena di supermercati Tesco ha messo a punto una nuova tecnologia che permette di fare la spesa in tutta sicurezza e tranquillità mentre si aspetta la metropolitana. Basta possedere uno smartphone.
Nelle stazioni della metro sono stati installati grandi pannelli digitali con le immagini dei prodotti alimentari, ognuno dotato di un codice (chiamato QR). Basta puntarlo con lo smartphone per confermare l’acquisto del prodotto relativo. Tutta la spesa verrà recapitata direttamente a casa dopo qualche ora, consentendo un notevole risparmio di tempo e denaro. L’idea è nata come campagna pubblicitaria per battere la concorrenza abbattendo i costi dell’apertura di nuovi punti vendita, ma visto il successo riscontrato, questi supermarket virtuali potrebbero rimanere installati definitivamente e diffondersi in altri paesi.
In attesa di provare la comodità di questa innovazione tecnologica si può prendere confidenza con il meccanismo guardando il video esplicativo diffuso in rete.

09/03/15

Hai bisogno di un passaggio? Scarica l'app

Pendolari, studenti, turisti... Quanta gente potrebbe in ogni istante percorrere la stessa nostra strada che noi non possiamo percorrere per qualche impedimento?
Ma da oggi, per aiutare l'autostop digitale, ecco la start up di carpooling Bringme (www.bring-me.it), un prodotto tutto italiano nato per caso da Gerard Albertengo, laureato in economia con qualche studio di ingegneria energetica.


L'idea illuminante nasce nella mente di Gerard da un fatto della vita di tutti i giorni. Il padre della fidanzata faceva il pendolare tra l'Italia e la Polonia. Un giorno, a Bergamo, si trova bloccato da uno sciopero e Gerard si offre di andare a prenderlo. A quel punto il futuro suocero gli risponde: “e pensare che sull'aereo ho incontrato gente di Torino che aveva l'auto, ma non so come contattarli”.
A Gerard scatta subito l'idea: un sito web da consultare in casi come questo. Era settembre e sul portale si potevano inserire viaggi da e per aeroporti oppure per concerti, eventi, fiere.
A gennaio gli iscritti avevano superato i 500, così si comincia a lavorare su una versione 2.0, che consente l'autostop quotidiano, per il pendolarismo o per le gite nei week end.
L'idea piace, gli utenti crescono. Anche grazie al fatto che non c'è commissione da pagare. Vengono introdotte innovazioni importanti, come il “motore ottimizzato” per i pendolari e una app, unica al mondo, che certifica che il viaggio è stato effettivamente portato a termine in quattro o più persone e calcola la quantità di Co2 che in questo modo viene risparmiata all'ambiente.
Ma la vera svolta avviene nel febbraio 2013, quando l'app viene incubata dal Politecnico di Torino e si focalizza sul target universitario. Viene creata una piattaforma dedicata dove studenti e personale possono organizzare viaggi in carpooling in modo semplice e immediato, con il numero di matricola e una password.
Ora Bringme ha ottenuto l'adesione de La Sapienza di Roma, l'Università di Torino, Ca' Foscari di Venezia, Partenope di Napoli e l'interessamento di altre 26 università.
Un interesse che ha permesso a luglio del 2013 l'entrata di un venture capital. Così la start up ora è diventata un Srl, la prima società di carpooling italiana che permetterà di organizzare quasi 2 mila viaggi condivisi.

12/02/15

La piscina più grande mondo? È in Cile

Algarrobo, provincia di San Antonio, regione di Valparaiso, Cile. Un comune di circa 10.000 abitanti, situato circa a metà dei 4.000 chilometri della costa cilena, a poca distanza dalla capitale Santiago. Visionando la zona dall’alto non può certo sfuggire il complesso turistico di San Alfonso del Mar: tra la bellissima spiaggia sull’oceano Pacifico e il complesso turistico Mar resort, infatti, si allarga la piscina più grande del mondo. La vasca si estende su una superficie di 8 ettari, per una lunghezza di circa un chilometro e contiene 250mila mdi acqua salata (più tiepida di 5 gradi rispetto alla temperatura dell’acqua dell’oceano). Per avere un’idea della sua vastità, bisogna mettere insieme qualcosa come 6.000 piscine tradizionali. Una complessa rete di pompe garantisce una perfetta circolazione dell’acqua di questa grandiosa laguna naturale, entrata a buon diritto del Guiness dei primati. La piscina di Algarrobo è stata realizzata nel 1997 dalla Crystal Lagoons Corporation, società fondata e presieduta da Fernando Fischermann. La tecnologia della Crystal Lagoons assicura di trasformare qualsiasi luogo del mondo in un paradiso di acqua cristallina di qualunque dimensione, contornato da spiaggie di sabbia bianca e palme, come nei classici paesaggi caraibici. La grandezza della laguna artificiale permette di effettuare tutti gli sport acquatici: lunghe escursioni in canoa, windsurf, sci s’acqua e perfino uscite in catamarano.
La tecnologia Crystal Lagoons è eco-sostenibile e fa un uso razionale delle risorse quali l’acqua e l’energia: utilizza fino a 100 volte meno prodotti chimici rispetto alle piscine classiche e consuma fino al 2% meno dell’energia utilizzata dai sistemi di filtraggio tradizionali. Assicura inoltre la conformità ai più elevati standard internazionali di qualità dell’acqua e può utilizzare qualsiasi tipo di acqua disponibile sul territorio: salata, dolce o termale. La Crystal Lagoons sfrutta terreni prima inutilizzati quali zone desertiche e terreni retrostanti le zone costiere, ma interviene anche nella realizzazione di piscine nei centri urbani, garantendo bassi costi di realizzazione e manutenzione. Infatti, una laguna artificiale costruita con il sistema Crystal Lagoons costa quanto un quinto di un campo da golf e consuma fino a dieci volte meno d’acqua, occupando molto meno terreno, che può essere così riservato allo sviluppo di complessi residenziali o turistici. Ma alla realizzazione di Algarrobo sta già seguendo un progetto ancora più grande: una laguna di ben 12,5 ettari. Naturalmente sono previste costruzioni di queste mega-piscine anche in altre parti del mondo: Argentina, Egitto, Grecia e, ovviamente, anche a Dubai. 

15/01/15

Metti il tuo pc al servizio del controllo del rischio sismico

Da domani il tuo computer potrebbe avere un ruolo attivo nel controllo dei terremoti e lavorare in sinergia con le autorità competenti. È quanto riporta la rivista Science che ha pubblicato recentemente un progetto dello scienziato Richard Allen del Seismological Laboratory and Department of Earth and Planetary Science, dell’Università di Berkeley, California. L’obiettivo del progetto è di sfruttare la capillarità territoriale e la dislocazione di pc e smartphone coinvolgendo la cittadinanza nella comprensione e nello studio dei fenomeni sismici.
Già ora la rete Internet e i social network hanno giocato un ruolo di prim’ordine per quanto riguarda le segnalazioni in tempo reale di scosse telluriche: i messaggi su Twitter e Facebook hanno aiutato la Protezione Civile a monitorare le zone segnalate e intervenire in modo più tempestivo sia nei recenti terremoti in Italia (quello dell’Aquila e quello del 25 gennaio 2012 avvenuto nel nord del paese) sia nel disastroso terremoto a cui è seguito lo tsunami avvenuto in Giappone nel marzo 2011.
Tanto sono servite le segnalazione della cittadinanza che negli Stati Uniti la Geological Survey (Usgs) ha lanciato il programma Dyfi, Did You Feel It? (“L’hai sentito?”). Nel caso venga avvertita una scossa i cittadini possono collegarsi col sito Dyfi o postare su Twitter per fornire informazioni utili a comprendere l’entità del fenomeno. Non da meno in Europa è attivo il servizio del Centro sismologico euro-mediterraneo (Emsc) e in Italia quello dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).
Ma la proposta di Richard Allen è decisamente rivoluzionaria. Ogni pc o smartphone verebbe attrezzato con accelerometri, sensori che, se montati su dispositivi mobili, sono capaci di rilevare le scosse sismiche di magnitudo superiore a 5 e trasmettere le informazioni agli istituti competenti. Non che scosse di questa portata non vengano rilevate in tempo reale dalla strumentazione della rete sismologica mondiale, ma i computer dei cittadini potrebbero fornire invece le informazioni di importanza fondamentale sulla propagazione delle onde sismiche, un fenomeno complesso che solo una rete molto capillare può aiutare a comprendere.
Non sarebbe neppure la prima volta che milioni di pc vegono usati per costituire una grande rete di rilevamento: è quanto già succede con il programma scientifico Seti (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) per la ricerca di intelligenze extra-terrestri. Per Richard Allen, inoltre, mettere a disposizione il proprio computer o telefonino è anche un atto di coinvolgimento sociale, dove i cittadini si sentirebbero “parte attiva” nella ricerca e nella protezione civile. Collaborando con i ricercatori, poi, aumenterebbero le loro conoscenze del fenomeno e dei comportamenti da adottare per la riduzione dei rischi.