18/12/14

Social network sempre più “geo”

È il gps del cellulare che interagendo con il web ha decretato il successo dei geonetwork, ovvero i social come Foursquare (www.foursquare.com), una mania collettiva che offre la possibilità di rimanere in contatto con gli amici informandoli degli spostamenti.
Una prima considerazione riguarda il fatto che a vincere è l’idea di utilizzare Internet attraverso il cellulare, un oggetto che, a differenza del pc, ci segue sempre in ogni nostro spostamento e ci lascia ampia libertà di movimento.


Foursquare necessità di un’applicazione da scaricare, disponibile per Black-Berry, iPhone e telefonini basati su Android. Poi, una volta iscritti, si può registrare la propria presenza in ogni luogo in cui si sosta (bar, ristorante, museo ecc.).
Nei luoghi dove vogliamo far sapere di essere stati dobbiamo effettuare un’azione chiamata “checkin” (Foursquare dichiara che gli iscritti effettuano circa un milione di checkin al giorno).  Una volta effettuato il checkin viene chiesto di lasciare un commento del luogo visitato a beneficio degli altri visitatori. Si hanno a disposizione 200 caratteri per esprimere il proprio giudizio, su locali pubblici, parchi, musei, servizi pubblici e privati. Perfino le toilette delle stazioni ferroviarie non sono esenti dal giudizio degli utilizzatori. E poi scatta pure l’effetto gioco: più checkin si fanno dello stesso luogo, più punti si guadagnano.
Con i punti così accumulati si ottengono badge virtuali e il titolo di ‘sindaco” (mayor, in inglese): chi effettua più visite nello stesso luogo ottiene di riflesso popolarità sul social network.
Visto il successo di Foursquare, si sono poi moltiplicati i social network “location based” (cioè basati sui luoghi) disponibili sui cellulari, del tipo Gowalla (www.gowalla.com, anche in italiano) e Loopt (www.loopt.com). Lo stesso Facebook si è aggiornato con il  nuovo servizio local based: Facebook Places.
E negli Usa, dove sembra siano 40 milioni le persone che hanno usato Internet per trovare l’anima gemella, è allo studio un modo per sfruttare il gps dei telefonini appositamente studiato per i single: il “proximity dating” o “location based dating” (“dating” significa “darsi appuntamento”) permette di accedere a un sito web che, una volta riconosciuta la nostra posizione, ci segnala gli altri single (con foto e informazioni di profilo) più vicini in zona utilizzando una mappa di Google.
E, visto che il giro d’affari degli incontri on-line ha superato la cifra record di un miliardo di dollari, sono sempre di più le applicazioni per telefonini sviluppate per il proximity dating: una delle più scaricate è skout (www.skout.com), ma ci sono anche Are you interested (www.areyou.interested.com) e Match.com, il sito di incontri più famoso al mondo.

13/11/14

Metti il tuo pc al servizio della ricerca scientifica

I grandi progetti di ricerca scientifica possono avvalersi ora dei milioni di internauti sparsi in tutto il mondo. Che devono solamente mettere a disposizione il loro pc. Si tratta di una sorta di volontariato informatico, a cui si aderisce con la partecipazione ai progetti di calcolo distribuito. L’idea è semplice ed efficace. Ci sono ricerche che necessitano di una enorme velocità di elaborazione dei dati e spesso gli enti di ricerca non hanno mezzi economici per potersi dotare di server tanto potenti. Chi partecipa ai progetti di calcolo distribuito mette a disposizione una parte della potenza di calcolo del proprio pc, contribuendo in tal modo a formare una sorta di super-calcolatore che opera sulla rete. I personal computer, infatti, sono generalmente sfruttati soltanto per una minima parte della loro capacità.
Per occuparsi della questione in Italia è nata Boinc Italy (http://www.boincitaly.org/), una piattaforma che promuove e smista i progetti di calcolo distribuito provenienti da tutto il mondo. Per poter aderire è sufficiente scaricare sul proprio computer un programma gratuito, decidere quanta “potenza” si vuole donare e a quale o a quali progetti si vuole aderire.
Non è richiesta nessuna conoscenza tecnica. Per ogni progetto verrà scaricato sul pc dell’utente il programma che si occuperà di elaborare i dati, e alcuni pacchetti di dati da elaborare. Una volta elaborati in locale, i dati verranno reimmessi in rete automaticamente dall’apposito programma.
Durante queste operazioni l’utente può anche non rimanere connesso a Internet. Deve solo decidere il momento in cui è disposto a far elaborare i dati, cioè quando il suo processore non è impegnato in compiti gravosi. Va benissimo quando si naviga in rete o quando si sta scrivendo o leggendo la posta, anche quando si sta ascoltando musica o guardando un film. In ogni caso non si avvertiranno rallentamenti nelle proprie applicazioni.
Se è necessario spegnere il pc durante l’elaborazione, nessun problema: questa si interromperà e riprenderà automaticamente una volta riacceso il pc. L’elaborazione dei dati avviene a priorità bassa; questo significa che se in qualsiasi momento l’utente avesse bisogno di utilizzare programmi che impegnano molto l’uso del processore, questi avranno la precedenza e l’elaborazione di Boinc si farà da parte. Nessun problema quando il pc lavora a pieno delle sue capacità: gli unici veri nemici del computer sono le temperature ambientali elevate e gli sbalzi di tensione durante spegnimenti e accensioni.
Attraverso Boinc è possibile partecipare anche alla prima ricerca italiana di questo tipo: Simulation One, un progetto di ricerca mirato allo studio del funzionamento degli osmoprotettori, molecole in grado di proteggere le proteine dagli stress termici di alcuni tipi di piante e batteri. Oltre al progetto italiano, Boinc offre la possibilità di partecipare ai grandi progetti internazionali: DrugDiscovery, ricerca mirata allo sviluppo di nuovi medicinali per la cura delle malattie degenerative (come il morbo di Alzheimer), Climaprediction, che intende sviluppare un modello per le previsioni climatiche a lungo termine oppure Neurona, che simula il funzionamento di un gruppo di neuroni.

16/10/14

Un serpente di pannelli solari per produrre energia pulita

Un enorme struttura che ricorda un serpente ricoprirà oltre 20 chilometri del tratto autostradale che collega la cittadina di Santa Monica, nel centro di Los Angeles (California) al mare. Ma le “squame” saranno costituire da pannelli solari per produrre energia senza spreco di spazio. È un’idea del giovane architetto svedese Mans Tham, che ha dato vita al progetto “Solar serpente in paradise”, un tunnel tappezzato da circa 600 mila pannelli fotovoltaici, ognuno di 1,6 metri quadrati.
Il progetto sfrutta proprio le grandissime dimensioni della strada (10 corsie) e con i suoi 40 metri di larghezza potrà produrre ogni anno circa 150 GWh, quantità sufficiente a soddisfare il consumo energetico di tutte le abitazioni di una cittadina come Venice (Los Angeles).
Le autostrade potrebbero essere così un grandissimo potenziale per l’energia solare: la rete autostradale teoricamente sfruttabile per produrre energia pulita nella contea di Los Angeles è di circa 800 chilometri. Secondo Tham, infatti, le autostrade sono il luogo ideale per installare i pannelli solari perché sono sempre esposte al sole (non essendo dotate di alcun tipo di ombreggiatura). Anzi, una copertura a tunnel servirà anche per proteggere le auto dal calore, diminuendo la necessità dell’aria condizionata. L’aria ricca di anidride carbonica delle strade, inoltre, potrebbe essere convogliata con speciali pompe in appositi laghetti di alghe poste ai margini: si potrà così produrre biocarburanti utilizzabili dagli abitanti della zona. Lungo il tratto in questione sono previste anche stazioni di ricarica per le auto elettriche, anch’esse alimentate dall’energia solare prodotta dai pannelli.
Il costo della copertura del tratto autostradale di Santa Monica è stimato in circa 350 milioni di euro.
Sul sito di Mans Tham le immagini del serpente solare e il progetto delle alghe

08/09/14

Nel futuro l’energia solare la prenderemo nello spazio

Nei prossimi 20 anni saranno costruite centrali solari spaziali. Obiettivo: prelevare l’energia solare in orbita e inviarla sulla Terra tramite laser o microonde. È l’ambizioso progetto dell’agenzia spaziale giapponese e di una società europea, il cui unico ostacolo sembra essere quello del prezzo: da 1 a 120 miliardi di euro.
L’idea non è nuova, risale niente meno agli anni Settanta, quando la crisi petrolifera spinse la Nasa a investire 50 milioni di dollari per studiare un progetto fattibile, ma solo ora la tecnologia può permettersi di realizzare canali di trasmissione funzionali e pannelli solari sempre più efficienti.
Nello spazio, l’energia solare è molto più abbondante che sulla Terra, visto che non è filtrata dall’atmosfera e dalle nuvole, e quindi diventa appetibile per molti motivi, tanto più che i limiti tecnologici degli anni Settanta sono stati superati.
Il concetto è semplice ed è già sperimentato: una centrale in orbita geostazionaria, cioè in sintonia con la rotazione terrestre, a 36 mila km sull’equatore, con 4 mila m2 di pannelli, che prende energia dal Sole per inviarla sulla Terra sottoforma di microonde. Funziona a tutte le latitudini. Per una centrale da 1 gigawatt occorrono però 10 mila tonnellate di materiale: 8 mila per antenne e pannelli e 2 mila per specchi e strutture. L’energia può essere inviata alla Terra anche attraverso le nuvole e il fascio di microonde può essere attraversato in sicurezza poiché ha una bassa concentrazione. Lo svantaggio, costo esorbitante a parte, è che il sistema necessita di un’antenna grossissima per funzionare.
Per ovviare al problema delle microonde si stanno invece valutando i pro e i contro di due soluzioni: le onde rado e il laser. La soluzione del laser sembra la più promettente, perché con la lunghezza d’onda più piccola (1,5 micrometri), non necessita di antenne smisurate. Così la stazione solare spaziale in progettazione convertirà l’energia del Sole, catturata dai pannelli orbitanti, in un fascio laser a infrarossi.
Il laser offre il vantaggio che può essere testato in laboratorio a un costo relativamente basso e senza rischi. In più, i pannelli terrestri andrebbero adattati alla ricezione di un’unica lunghezza d’onda. In questo modo si limita la dispersione aumentando l’efficienza dei pannelli. La tecnologia è già pronta: l’università britannica Sweeney, partner della società spaziale europea Eads Astrium (che si sta occupando del progetto) hanno messo a punto proprio nel 2009 il telescopio spaziale Herschel: con uno specchio di 3,5 m di diametro è in grado di focalizzare il laser e mandarlo sulla Terra.
Con la tecnologia laser, per una centrale da 20 kW occorre una massa di 10 tonnellate, ma per contro, il laser non può attraversare le nuvole, quindi l’energia dovrebbe essere inviata verso latitudini terrestri dove il cielo è sempre limpido.

08/08/14

Erogatori a basso flusso: la tecnologia per risparmiare acqua ed energia durante la doccia

Una tecnologia semplice ed efficace che permette un notevole risparmio di acqua (e di energia per riscaldarla) studiata per la doccia. Si tratta degli erogatori a basso flusso (Ebf), semplici rompigetto per rubinetti o per docce.  È  provato che durante una doccia normale, la maggior parte dell’acqua va sprecata, in quanto l’erogazione ha una portata decisamente superiore alla quantità d’acqua necessaria a lavarsi. L’erogatore a basso flusso è un dispositivo che consente di ridurre la portata dell’acqua della doccia (senza peraltro modificare in alcun modo le sensazioni provate dall’utilizzatore), arrivando a far ottenere un risparmio del consumo d’acqua attestato intorno al 50%. Il principio su cui si basano gli Ebf è quello di miscelare l’acqua erogata con l’aria, mantenendo un flusso pressoché costante indipendentemente dalla pressione presente nell’impianto. L’aria introdotta riduce la portata dell’acqua rispetto al flusso normale, consentendo anche un risparmio in termini di energia per il riscaldamento dell’acqua sanitaria, con beneficio anche per quanto riguarda le emissioni di  CO2. L’Ebf, sfruttando il principio della turbolenza aumenta la velocità dell’acqua producendo milioni di piccole gocce che generano un flusso d’acqua leggero e vaporoso, dando un piacevole effetto tonificante. Il consumo di acqua si riduce dai 16-18 litri al minuto erogati con un rubinetto tradizionale ai 9 litri al minuto.
Nell’ambito di una campagna promossa dall’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) sono stati distribuiti gratuitamente erogatori a basso flusso a centri sportivi, palestre e strutture turistico-alberghiere su tutto il territorio nazionale.
Nella tabella i costi di una doccia con riduttore di flusso comparati a quelli di una doccia tradizionale.



16/07/14

La tecnologia di “Occhio di falco” nel gioco del tennis

Negli ultimi anni sono molto poche le variazioni apportate al gioco del tennis, stabilite dal regolamento dell'International tennis federation (Itf) nel 1913. Tra le più significative per quanto riguarda le regole, il posto d'onore spetta all'introduzione (a partire dagli Open degli Stati Uniti del 1970) del tie-break, il game decisivo che si disputa sul punteggio del 6 pari. L'anno successivo il tie-break fu accolto anche dal torneo di Wimbledon, che però tuttora non lo fa disputare nel quinto set. Per quanto riguarda invece le attrezzature, la novità più rilevante è stata l'apparizione ufficiale negli Us Open del 2006 dell'Hawk-eye (occhio di falco), un'attrezzatura elettronica capace di seguire le traiettorie delle palle giocate per giudicarle dentro o fuori in modo insindacabile. Questa sorta di moviola elettronica assolve gli arbitri di sedia da fastidiose decisioni sull'over rule. I giocatori hanno a disposizione tre ricorsi per ogni set; un'altra possibilità è concessa nel tie-break. Il pubblico sembra simpatizzare molto con occhio di falco, poiché la riproduzione sul tabellone elettronico del tiro effettuato è sicuramente spettacolare, ma molti giocatori si sono dichiarati scettici sul suo utilizzo.
Il funzionamento dell'occhio di falco è assicurato da 10 telecamere posizionate lungo tutta la lunghezza delle righe che registrano i rimbalzi della palla, in particolare gli ultimi cinque dal momento in cui il giocatore ferma il gioco per chiedere il "challenge" del punto in discussione. Se il giocatore che ha chiamato in causa l'occhio elettronico ha ragione, il numero di challenge a sua disposizione rimane invariato, diversamente le possibilità vanno a scalare. La chiamata del giocatore deve essere tempestiva e diretta all'arbitro, senza possibilità di rivolgersi al proprio staff. Visti gli alti costi del noleggio dell'attrezzatura elettronica, l'hawk-eye viene impiegato solitamente nei tornei Atp solo sui campi centrali, dove si disputano le partite più importanti. Il primo torneo ad adottare il falco elettronico su tutti campi di gioco è stato quello di Indian Wells, nel marzo del 2011.

16/06/14

Nasce negli Emirati arabi la prima città a impatto zero

Nascerà proprio negli Emirati Arabi, “la Las Vegas orientale”, la prima città  al mondo a impatto zero.
Masdar (che in arabo significa appunto “sorgente”) diverrà un’oasi ecologica nel deserto (a circa 17 chilometri da Abu Dhabi), capace di generare energia alternativa grazie allo sfruttamento di sole e vento, azzerando le emissioni e producendo pochissimi rifiuti.


La città, che avrà una superficie di 6 km quadrati e ospiterà circa 50 mila abitanti, avrà pennelli solari su tutti i tetti degli edifici e in un enorme impianto appena fuori in città: l’energia così raccolta coprirà l’80% del fabbisogno. Il restante 20% sarà garantito dagli impianti eolici e geotermici. Anche la spazzatura, riciclata o convertita almeno nel 98% del volume, contribuirà a fornire combustibile.
Fiore all’occhiello di Masdar saranno enormi strutture a forma di girasole con pannelli fotovoltaici. I girasoli rimarranno aperti durante tutto il giorno e, come grossi ombrelloni, serviranno anche a fare ombra a chi vi passeggerà sotto. Alla sera si richiuderanno per rilasciare calore e luce con l’energia accumulata durante la giornata.
L’acqua, depurata, sarà immessa nel circuito con collettori per la pioggia e desalinizzatori, mentre per l’irrigazione si riutilizzeranno le acque grigie.
Le case saranno rinfrescate sfruttando la disposizione architettonica e le automobili saranno proibite. Per gli spostamenti verranno usate le biciclette e i taxi elettrici controllati da computer del Personal Rapid Transport. Le vetture si muoveranno su rotaie alla velocità media di 25 km/h seguendo magneti disposti sull’asfalto.
Per non intralciare la circolazione dei passanti il sistema dei trasporti di svilupperà su un piano più basso rispetto a quello dei pedoni. Il passeggero che userà il taxi digiterà sul monitor la destinazione: la vettura calcolerà il percorso più breve e quale delle 107 fermate porterà l'ospite a non più di 150 metri dal punto prescelto.
Masdar fa parte di un programma governativo finalizzato a ridurre la dipendenza dal petrolio. La sua costruzione sarà completata nel 2020 al costo di 22 miliardi di dollari.

07/05/14

Il futuro per la raccolta dei rifiuti? Gli impianti pneumatici

Un sistema tecnologico che potrebbe rivoluzionare la raccolta differenziata dei rifiuti e già ampiamente collaudato nel Nord Europa è quello che si basa sulla gestione pneumatica. Una soluzione efficace e radicale per eliminare cassonetti e camion dalle strade, con l’evidente riduzione di mezzi inquinanti e rumorosi. Il sistema pneumatico, il cui impianto più all’avanguardia si trova a Stoccolma, prevede l’installazione sulle strade di bidoni per la raccolta differenziata collegati con una rete di tubi sotterranei con potere aspirante: i tubi “risucchiano” il sacchetto della spazzatura buttato dall’utente e lo convogliano in apposite centrali di smistamento.
Il tutto in assoluta mancanza di odori e del fastidiosissimo rumore dei camion compattatori. E non solo per le strade è possibile installare la rete pneumatica, ma in tutti di edifici pubblici e gli uffici privati. Esternamente i bidoni hanno l’aspetto di boccaporti, ognuno con un colore diverso a seconda del tipo di rifiuto: a questi sono collegati i tubi sotterranei che convogliano separatamente i vari tipi di spazzatura verso la centrale sotterranea dove i rifiuti viaggiano alla velocità di 70 chilometri all’ora. Una volta arrivati a destinazione, i rifiuti subiscono il vuoto pneumatico, vengono compattati e depositati in grandi container destinati poi al trasporto finale. Ad assicurare l’efficienza del percorso e la verifica dello stato di carico è un sofisticato software che comunica con la centrale. La presenza di questi impianti sembra avere avuto anche un impatto psicologico positivo sulla popolazione, maggiormente fiduciosa del fatto che la spazzatura separata in casa non venga poi tutta raccolta nello stesso trituratore o venga gettato indistintamente nella stessa discarica, convinzione particolarmente diffusa in Italia.


A occuparsi delle prime installazioni nel nostro paese è la società Envac Italia, che sta sviluppando il progetto nell’area delle ex Varesine di Milano. Seppure l’installazione in aree già urbanizzate necessiti dello scavo della pavimentazione stradale, i costi di installazione del sistema pneumatico posso essere rapidamente recuperati con la sola tassa dei rifiuti pagata dalle unità abitative: con questo sistema, infatti, i costi della raccolta e dello smaltimento verrebbero abbattuti del 40%.
Nell’attesa che si sviluppi questa innovativa tecnologia, i vecchi cassonetti stanno per venire sostituiti dai Big Belly, contenitori che, grazie a un sistema di compattamento a energia solare, possono ospitare fino a cinque volte la quantità di spazzatura dei cassonetti tradizionali. In una grande città come Philadelphia, dove sono stati installati, significa ridurre da sette a cinque i giri settimanali dei camion per lo svuotamento.

28/04/14

Ecco come funzionano gli acquisti sul web

Comprare on-line fa ormai parte delle abitudini di noi tutti. Gli acquisti su Internet si stanno diffondendo a macchia d’olio, al punto di rivoluzionare le abitudini degli acquirenti in tutti il modo.
Le transazioni sul web sono sempre più sicure, ma come funzionano esattamente?
Ci sono principalmente due sistemi differenti per pagare gli acquisti effettuati su Internet: PayPal e carta di credito.
Il sistema più usato per gli acquisti è la carta di credito (70% circa delle transazioni), seguito da PayPal con circa l’11%, sistema utilizzato soprattutto per i pagamenti ricorrenti e per gli acquisti su eBay
PayPal garantisce la sicurezza del suo sistema sostenendo che i dati degli acquirenti restano in un solo database che non viene condiviso con quello del commercio elettronico.
Le società che emettono carte di credito utilizzano il sistema Verisign, che controlla l’autenticità della carta, e sostengono che il 90% delle operazioni avviene in piattaforme certificate e sicure.
Prima di inserire i dati della carta di credito per il pagamento on-line, comunque, è buona abitudine controllare se nella finestra del browser appare l’icona del lucchetto chiuso (in basso o a fianco dell’indirizzo web che si sta esplorando). Questo simbolo assicura che il sito è sicuro e che proteggerà il numero della carta di credito
Quando si paga con la carta di credito, bisogna digitare i dati della propria carta in una finestra sicura. Il sistema cripta questi dati e invia l’informazione al circuito che ha emesso la carta di credito, in modo che la banca dell’acquirente possa dare l’autorizzazione al pagamento. A questo punto la banca del venditore invia i dati della transazione alla banca del cliente e chiede il pagamento: l’operazione è completata.
Se il cliente invece acquista con il sistema PayPal la transazione avviene in questo modo. Per prima cosa PayPal, con algoritmi particolari, verifica che ci sia disponibilità di denaro sul conto dell’acquirente, quindi versa un anticipo sul conto del venditore e invia i dati della transazione alla banca del venditore. La banca del venditore chiede il pagamento alla banca dell’acquirente, la quale autorizza la transazione tramite il circuito della carta di credito. Dopodichè la carta di credito paga PayPal detraendo una commissione.

03/03/14

Sony Xperia tablet Z, la vera alternativa all’iPad

Tra quanti sono alla ricerca di un tablet ad alto livello ma non ne vogliono sapere del prodotto della Apple, Xperia Z della Sony può rappresentare l’alternativa più valida. Con un solo difetto: quello del prezzo (si parte infatti dai 500 euro).


Dalla metà di maggio 2013 è disponibile nei negozi quello che sicuramente è destinato a diventare il migliore tra i tablet che utilizzano Android. La tavoletta si presenta elegante, con un display hd da 10,1 pollici, con uno spessore minimo, poco meno di 7 millimetri, che lo rende il più sottile e leggero nella categoria.
L’interfaccia utilizzata è la stessa degli smartphone Sony, di facile utilizzo.
Fotocamera HDR, certificazione IPX5/7 e IP5X per resistenza a liquidi e polveri, NFC integrato, sensore IR e Radio FM. Schermo Bravia Engine 2, certificazione Playstation.

Specifiche

  • Modello Cpu: Qualcomm S4 8064
  • Frequenza Cpu: 1500 Mhz
  • Sistema operativo: Google Android
  • Schermo: 10 pollici
  • Risoluzione: 1920 x 1200 pixel
  • Ram: 2048 MB
  • Hard disk: 16 GB Flash
  • Tecnologia Touch: Capacitiva
  • Scheda video: Adreno 320
  • Batteria: 6000mAh

18/02/14

Eco Wash Ball: il lavaggio ecologico senza detersivi

Nasce dallo studio delle proprietà detergenti dei minerali naturali un prodotto in grado di eliminare l’utilizzo dei detersivi per i lavaggi in lavatrice. Con un risparmio notevole per il portafoglio e tantissimi materiali inquinanti in meno nei nostri fiumi, laghi e mari.
Si tratta di una palla con un guscio in Tpe, materiale tipo gomma riciclabile che combina le proprietà delle gomme termoindurenti alla flessibilità dei materiali termoplastici. All’interno del guscio sono contenuti più di 80 minerali naturali (come sodio, calcio, ferro, silicio, potassio, magnesio). Questi minerali sono combinati all’interno di  quattro sfere ceramiche situate all’interno dell’involucro esterno. La palla va inserita nel castello della lavatrice insieme alla biancheria separata per colore.
Ogni singola sfera ha funzioni specifiche differenti per ottimizzare il lavaggio e l’igienizzazione del bucato. Due magneti situati all’esterno assicurano la prevenzione dalla ruggine, la diminuzione dell’indurimento dell’acqua, l’aumento dell’ossigeno disciolto che elimina impurità e cattivi odori.
La magnetizzazione dell’acqua, inoltre, riduce la formazione e la proliferazione dei batteri migliorando la sterilizzazione del bucato.
Ogni palla è in grado di effettuare mille lavaggi e costa attorno ai 15 euro (tre anni di durata con un lavaggio al giorno).
I vantaggi dell’utilizzo di prodotti naturali sono notevoli sia in termini economici, sia in termini di salute e benessere (vengono evitate le reazioni allergiche della pelle), sia in termini di impatto ambientale: oltre a evitare di introdurre nelle falde freatiche prodotti inquinanti, la Bio Wash Ball permette anche un notevole risparmio energetico: l’attivazione dei suoi principi attivi naturali non necessita di alte temperature, anche per i capi bianchi è sufficiente impostare una temperatura di lavaggio massima di 50°. Questa nuova tecnologia rappresenta una valida alternativa all’utilizzo delle noci di palma da sapone indiana (il frutto della Sapindus Mukorossis). L’utilizzo intensivo di questa pianta è infatti all’origine di una deforestazione di massa delle foreste indiane e nepalesi.
Per mantenere efficiente la Bio Wash Ball è sufficiente esporla al sole per due ore al mese, al fine di rigenerare le sfere di ceramica. Quando non è utilizzata in lavatrice, la Bio Wash Ball può essere tenuta in frigorifero: aiuterà a mantenere freschi carni, pesci, frutta e verdura.

13/01/14

Tecnologia francese per stoccare le scorie radioattive

Come tutti sappiamo, il punto debole dell’energia nucleare rimane un posto sicuro dove stoccare le scorie ad alta radioattività che restano pericolose talmente a lungo da richiedere un isolamento minimo di 250 mila anni.
E la società francese Andra (Agence nazionale pour la gestione des déchets radioactifs) ha messo a punto una tecnologia che punta diritto al cure della terra, a 500 metri di profondità, dove si trova il massiccio formatosi fra il Giurassico e il Cretaceo composto da argilla e roccia sedimentaria, una combinazione che dovrebbe fare da schermo alle radiazioni.
Qui, sottoforma di materia vetrificata o compressa e sigillata in bidoni, arrivano gli scarti delle centrali nucleari, dopo essere stati usati per qualche decina di anni anche come “rabbocco di combustibile”, trattati per ridurne la radioattività e sottoposti a “riprocessamento” per ridurne il volume. Su 500 chilogrammi di combustibile nucleare, il 4-5% diventa scoria radioattiva da seppellire. Si tratta fondamentalmente di prodotti di fissione e del metallo degli assemblaggi, perché la tecnologia moderna consente di recuperare il 95% del combustile.
Il deposito francese, che si trova nella regione dello Champagne, a Bure, nel 2025 diventerà il primo deposito geologico del mondo. Per ora nel laboratorio si stanno facendo studi sul comportamento dell’argilla all’aumento della temperatura e cosa succederà quando i colli si saranno sfaldati e a quale valore la radioattività salirà in superficie.