24/10/13

L’aria è inquinata? Basta un colpo di spugna

Se con lo stile di vita della società moderna non si riesce a ridurre più di tanto le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, allora la soluzione all’inquinamento può solo essere una: cercare di eliminare la Co2 dall’aria.
È quello che devono aver pensato i fisici Klaus Lacker e Allen Wright nel  progettare alcuni megafiltri filtri che, come enormi spugne, avrebbero il compito di assorbire in aria le emissioni di anidride carbonica.
I filtri, che sono allo studio alla Columbia university, contengono la stessa resina con cui funzionano gli addolcitori dell’acqua. In questo caso, la resina impregnata di carbonato di sodio, potrebbe assorbire la Co2 nell’aria, producendo come residuo soltanto dell’innocuo bicarbonato di sodio. Il sistema, in fondo, non è del tutto nuovo, visto che filtraggi simili sono già usati per riciclare l’aria nei sottomarini e nelle navette spaziali.
La novità di questo nuovo filtro è la sua alta porosità, che permette di assorbire il dannoso gas in modo molto rapido. Una volta riempiti di anidride carbonica, i filtri si puliscono mettendoli sottovuoto e sciacquandoli. Il gas estratto, una volta liquefatto, può venire pompato sottoterra, oppure trasformato in idrocarburo.

03/10/13

In arrivo la plastica che non inquina

Il futuro dei nuovi materiali tecnologici potrebbe essere segnato da una rivoluzione importante: la plastica biocompatibile, ovvero un materiale con tutte le caratteristiche eccellenti della plastica ma assolutamente innocua per l’ambiente, talmente innocua che sparisce in una quarantina di giorni.


A patto però, di buttarla in acqua. Tra non molto, quindi, potremmo non doverci più preoccupare di vedere galleggiare sui nostri mari, laghi e fiumi, bottiglie e sacchetti di plastica.
Il nuovo materiale, il Minerv-Pha, nasce dall’idea di due imprenditori italiani, Marco Astorri e Guy Cicognani della società Bio On, e dovrebbe cominciare a essere prodotta a livello industriale già da quest’anno (una delle prime applicazioni sarà sicuramente quella della bottiglia).
Il nuovo materiale, che ha una lunga preparazione, viene prodotta partendo dagli scarti delle lavorazioni agricole e non da sostanze commestibili come il mais e altri cereali, tipici delle bioplastiche che conosciamo. La materia prima viene accumulata come riserva di energia da alcuni tipi di batteri che si nutrono con i sughi di scarto della barbabietola da zucchero. La sostanza viene estratta e poi essiccata: una volta trattata presenta caratteristiche meccaniche come resistenza, flessibilità e stampabilità che la rendono idonea alle applicazioni commerciali.
Una volta gettata in acqua (sia dolce sia salata) Minerv-Pha diventa cibo per un altro tipo di batteri che popolano fiumi e mari, che in un tempo variabile fra 10 e 40 giorni la decompongono completamente facendone perdere ogni traccia. Minerv-Pha, insomma, ha proprio tutte le caratteristiche per essere “digerita” dall’ambiente.