17/04/13

Il combustibile del futuro? La potatura del verde pubblico

A Quingentole, un paesino in provincia di Mantova, vige la cultura della bassa padana che “del maiale non si butta niente”. Ma nemmeno degli alberi, visto che gli scarti delle potature sono diventati un vero business. In questo piccolo paese, infatti, in una centrale a biomasse di 70 kilowatt, vengono bruciati i rami secchi del verde pubblico per produrre energia: un processo che, oltre a essere totalmente ecologico, permette al comune di risparmiare anche sulle spese di smaltimento della fazione verde. A Quingentole, la combustione di foglie e rami secchi, riesce a dare energia per il funzionamento della scuola, del municipio, del teatro e della palestra.
A seguire l’esempio di Quingentole, altri paesi del Nord Italia stanno puntando sulla fonte rinnovabile delle biomasse, mettendosi in competizione con le aziende che dalla fazione verde ricavano il compostaggio per la concimazione. Una guerra fra due fronti della green economy, che si gioca sull’approvazione delle leggi che disciplinano gli usi possibili del verde. Una norma precedente stabiliva che solo il verde derivante da aziende agricole potesse essere conferito alle biomasse, facendo una distinzione per lo meno faziosa fra un albero in una fattoria e un albero in un viale cittadino. E i comuni erano così gravati anche dai costi di smaltimento delle potature da portare in discarica.
A favore dell’utilizzo del verde come biomassa, una norma approvata alla Camera permette di conferire i rami secchi negli impianti energetici. A favore della produzione del compostaggio (che in Italia permette di trasformare in concime naturale 3,4 milioni di tonnellate di rifiuti, evitando l’immissione nell’atmosfera di un quantitativo enorme di CO2), rimangono i rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata della fazione umida, che costituisce più della metà del materiale utilizzato. E, inoltre, come fanno osservare le aziende di compostaggio, una pianificazione corretta a livello nazionale potrebbe favorire sia le biomasse che il compostaggio, visto che in molte zone del paese, soprattutto al Sud, le ramaglie non vengono riutilizzate per nessuno dei due scopi, ma semplicemente vengono bruciate, sprecando così una fonte importante di energia e di concime naturale.

3 commenti:

  1. Queste notizie fanno sempe piacere, speriamo che la pratica si estenda a macchia d'olio :-)

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  2. è già estesa anche in tutto l'abruzzo e regioni limitrofe manca al sud...ma ci arriverà

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  3. Speriamo che arrivi anche qui allora

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