30/12/13

Auto e ambiente: ora le vetture sono prodotte “in verde”

La sostenibilità ambientale entra nel settore dell’auto anche a partire dalla produzione delle autovetture, e l’impiego delle fonti rinnovabili incontra l’auto già a livello della sua produzione industriale. I primi esempi vengono dagli Usa: la nuova fabbrica Volkswagen di Chattanooga (Tennessee) che produce le Passat ha affidato alla società Silicon Ranch la costruzione di un impianto fotovoltaico largo 10 ettari con 9,5 magawatt di potenza. Questo impianto fornisce 13 gigawatt (pari al fabbisogno di 4 mila famiglie) di energia solare ogni anno a uso esclusivo della fabbrica: la copertura del fabbisogno va dal 100% nelle ore di fermo lavorazione al 12% nei picchi massimi di attività. Quindi niente sprechi o reimmissioni nella rete.

Lo stabilimento Volkswagen di Chattanooga

Per non essere la meno Audi ha deciso di utilizzare l’energia del vento per fabbricare carburante per auto. In collaborazione con la società Solar-Fuel realizzerà nel nord della Germania un impianto eolico che servirà per produrre idrogeno dall’acqua. Una volta ottenuto, l’idrogeno verrà fatto reagire con il biossido di carbonio estratto dai fumi delle centrali termiche per ottenere metano da immettere nei metanodotti. La quantità di carburante così ottenuta dovrebbe coprire i consumi annuali di circa 1.500 auto.

03/12/13

L’esaurimento delle terre rare potrebbe mandare in crisi l’industria tecnologica moderna

Le eliche delle turbine eoliche producono
elettricità tramite generatori a magneti permanenti
realizzati con il neodimio
Era la fine del XVIII secolo quando, dentro un minerale chiamato gandolinite, furono scoperte alcune tracce di 17 elementi molto simili tra loro. Allora si pensò di aver trovato elementi poco presenti in natura e perciò gli fu dato il nome di “terre rare”. Si scoprì poi che la rarità non era una delle loro proprietà, visto che, per esempio, il lantanio è presente in quantità di molto superiori al piombo.
Questi 17 elementi, che comprendono lo scandio, l’ittrio e i “lanatanidi” (gruppo di 15 elementi consecutivi nella tavola periodica situati tra il lantanio e il lutezio), possiedono quasi tutti caratteristiche elettriche, magnetiche e ottiche e sono tutti ottimi catalizzatori (ovvero intervengono in alcune reazioni chimiche accelerandone o rallentandone i processi).
Inoltre possono emettere luce a lunghezze d’onde diverse, e questa particolarità li rende decisivi per lo sfruttamento dell’energia solare. Al giorno d’oggi non esiste settore della tecnologia che non sfrutti una delle proprietà degli elementi delle terre rare, dalle fibre ottiche ai led, tanto che la stima mondiale di fabbisogno di questi elementi per il 2015 è di 185 mila tonnellate, molto di più di quanto possono fornire le attuali miniere.
Il 90% delle terre rare si estrae nelle miniere della Cina, il restante 10% si trova in Sudafrica, Brasile e Stati Uniti; la maggior parte di esse si trova in speciali argille lateritiche e in alcuni minerali come la loparite e la monazite. Difficilissimo separarle per averle allo stato puro.
Visto il massiccio impiego di questi elementi nella moderna industria tecnologica, si è venuto a creare un certo allarme quando il governo di Pechino ha annunciato che non aumenterà le esportazioni: a risentirne potrebbe essere soprattutto il settore energetico, che ancora una volta si trova a dover fare i conti con le fonti rinnovabili.
Per capire quanto oggi la tecnologia dipenda dall’utilizzo di questi elementi basti pensare che la generazione dei numeri casuali quantistici è basata sull’impiego di cristalli “drogati”, in cui sono presenti piccole tracce di tulio, neodimio o europio. I numeri casuali su basi quantistiche sono impiegati largamente per la protezione dei dati informatici. I generatori di numeri casuali quantistici sono quelli, per esempio, che consentono gli accessi sicuri ai nostri conti correnti bancari.
Anche l’industria dei led oggi utilizza quantità sempre maggiori di elementi che sfruttando le proprietà delle terre rare, consentono di convertire la luce dei led in colori di ogni tonalità.
Nel settore automobilistico, le terre rare come il disprosio e il neodimio sono impiegate per costruire le batterie dei sistemi a propulsione ibrida e la costruzione di magneti ad alta resistenza per i motori magnetoelettrici.
Anche i sistemi di puntamento laser utilizzati per inseguire bersagli sono a base di una terra rara, l’ittrio, così il neodimio è impiegato per la costruzione delle “bombe intelligenti” e il samario in quella dei missili.
La capacità di amplificare il segnale delle fibre ottiche è invece affidata a elementi come l’erbio: una sola fibra realizzata con questa nuova tecnologia potrebbe gestire simultaneamente 18 milioni di comunicazioni telefoniche fra l’Italia e gli Stati Uniti.
Neodimio e disprosio, infine, sono utilizzati per aumentare del 20% l’efficienza delle turbine eoliche.

11/11/13

Tutti in palestra per produrre energia

L’attività fisica non è benefica solo per gli atleti che la praticano ma fa bene anche all’ambiente. Nella cittadina di Hull, in Inghilterra, nella primavera del 2011 è nata Green Heart, una palestra all’aperto nello Shaw Park dove cyclette, tapis-roulant e bilancieri servono per accumulare e distribuire energia pulita.


Così i cittadini di Hull hanno un motivo in più per iscriversi in palestra: contribuire a immettere energia nella rete cittadina, un dato che è possibile monitorare in qualsiasi momento grazie al “People Power Display”, che mostra in tempo reale quanta energia si sta producendo con il gruppo dei presenti. In poco più di un semestre, Green Heart ha prodotto circa 40 mila chilowattora per le abitazioni di Hull, un dato talmente incoraggiante da far pensare alla The Great Outdoor Gym Company di  aprire palestre simili in tutto il resto del Regno Unito.
L’idea di sfruttare l’energia l’energia prodotta dallo sforzo di chi si allena nelle palestre era stata presentata anche al salone del fitness di Rimini. In tutto il mondo, le attrezzature delle palestre sono circa un milione e 500 mila: l’energia prodotta potrebbe essere sufficiente ad alimentare 15 mila abitazioni. 

24/10/13

L’aria è inquinata? Basta un colpo di spugna

Se con lo stile di vita della società moderna non si riesce a ridurre più di tanto le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, allora la soluzione all’inquinamento può solo essere una: cercare di eliminare la Co2 dall’aria.
È quello che devono aver pensato i fisici Klaus Lacker e Allen Wright nel  progettare alcuni megafiltri filtri che, come enormi spugne, avrebbero il compito di assorbire in aria le emissioni di anidride carbonica.
I filtri, che sono allo studio alla Columbia university, contengono la stessa resina con cui funzionano gli addolcitori dell’acqua. In questo caso, la resina impregnata di carbonato di sodio, potrebbe assorbire la Co2 nell’aria, producendo come residuo soltanto dell’innocuo bicarbonato di sodio. Il sistema, in fondo, non è del tutto nuovo, visto che filtraggi simili sono già usati per riciclare l’aria nei sottomarini e nelle navette spaziali.
La novità di questo nuovo filtro è la sua alta porosità, che permette di assorbire il dannoso gas in modo molto rapido. Una volta riempiti di anidride carbonica, i filtri si puliscono mettendoli sottovuoto e sciacquandoli. Il gas estratto, una volta liquefatto, può venire pompato sottoterra, oppure trasformato in idrocarburo.

03/10/13

In arrivo la plastica che non inquina

Il futuro dei nuovi materiali tecnologici potrebbe essere segnato da una rivoluzione importante: la plastica biocompatibile, ovvero un materiale con tutte le caratteristiche eccellenti della plastica ma assolutamente innocua per l’ambiente, talmente innocua che sparisce in una quarantina di giorni.


A patto però, di buttarla in acqua. Tra non molto, quindi, potremmo non doverci più preoccupare di vedere galleggiare sui nostri mari, laghi e fiumi, bottiglie e sacchetti di plastica.
Il nuovo materiale, il Minerv-Pha, nasce dall’idea di due imprenditori italiani, Marco Astorri e Guy Cicognani della società Bio On, e dovrebbe cominciare a essere prodotta a livello industriale già da quest’anno (una delle prime applicazioni sarà sicuramente quella della bottiglia).
Il nuovo materiale, che ha una lunga preparazione, viene prodotta partendo dagli scarti delle lavorazioni agricole e non da sostanze commestibili come il mais e altri cereali, tipici delle bioplastiche che conosciamo. La materia prima viene accumulata come riserva di energia da alcuni tipi di batteri che si nutrono con i sughi di scarto della barbabietola da zucchero. La sostanza viene estratta e poi essiccata: una volta trattata presenta caratteristiche meccaniche come resistenza, flessibilità e stampabilità che la rendono idonea alle applicazioni commerciali.
Una volta gettata in acqua (sia dolce sia salata) Minerv-Pha diventa cibo per un altro tipo di batteri che popolano fiumi e mari, che in un tempo variabile fra 10 e 40 giorni la decompongono completamente facendone perdere ogni traccia. Minerv-Pha, insomma, ha proprio tutte le caratteristiche per essere “digerita” dall’ambiente.

09/09/13

Debito ecologico: la terra che consumiamo!

Questo articolo è un contributo di PV-Compare.net , sito che mette a confronto i pannelli fotovoltaici.
Parliamo spesso di debiti, quelli personali, quello pubblico, quello culturale, quello emozionale, ecc ma raramente sentiamo parlare di debito ecologico. Eppure esiste ed é una realtà che ci tocca tutti da vicino e alla quale contribuiamo, in modo inconsapevole, tutti noi.
Appare ovvio che abbiamo bisogno di quanto ci offre la natura per mantenere in essere la nostra civiltà, però come sappiamo se stiamo consumando di più o di meno delle risorse che la natura ci mette a disposizione?
Per risolvere questo problema il Global Footprint Network ha ideato una unità di misura standard, definita “impronta ecologica” che permette di misurare quante risorse la natura ci mette a disposizione ogni anno. Allo stesso modo possiamo misurare quanto consumiamo ogni anno sia in termini di produzione che di eliminazione dei rifiuti ed ottenere per differenza il saldo indicante il nostro credito ecologico o il nostro debito.
Il dato emergente é piuttosto allarmante: oggi la terra sta consumando il prodotto di 1.3 pianeti terra ovvero siamo in sovrasfruttamento delle risorse. Questo significa che l’umanità sta utilizzando il “capitale natura” ricevuto in eredità dai nostri avi. Tale capitale che dovremmo passare ai nostri figli non é illimitato, da qui l’urgenza di invertire la rotta grazie a tecnologie in grado di lasciare inalterato il capitale natura.
A tal fine gli interventi che dobbiamo attuare vanno su due fronti differenti: da un lato dobbiamo migliorare il nostro stile di vita riciclando maggiormente, imparando a consumare cibi e merci prodotti in loco, mangiando frutta, verdura, carni non processati in modo chimico, ecc...; dall’altro lato possiamo intervenire riducendo il consumo di energie prodotte in modo distruttivo per l’ambiente iniziando invece a produrre noi stessi energia verde.
In questo l’uso, per esempio, delle tecnologie fotovoltaiche diventa basilare. Infatti questa é, tra le tante tecnologie verdi che si potrebbero comunque utilizzare, quella ottimale poiché garantisce anche un ritorno economico. Dunque ci permette di fare un passo avanti verso l’appianamento del deficit ecologico senza rimetterci soldi e senza dover cambiare in modo radicale il nostro stile di vita, anche se un adattamento é inevitabile.
Non dobbiamo però pensare obbligatoriamente ad installare grandi impianti fotovoltaici: a volte basta poco, davvero poco. Per esempio Weralux, azienda bolognese, ha ideato una tegola molto particolare che incorpora un pannello fotovoltaico. Questa tecnologia in modo semplice permette di sostituire le vecchie tegole sui tetti con le nuove tegole Weralux e ottenere un impianto fotovoltaico già pronto, chiavi in mano, compatibile con tutti gli inverter. Non solo, impatto ambientale e paesaggistico pari a zero con possibilità quindi di utilizzo anche nei centri storici o nelle zone protette.
Le soluzioni dunque per ridurre la nostra impronta ambientale esistono e sono a portata di mano, tenendo sempre a mente che in Italia al momento attuale stiamo consumando per altre 4 Italie, ovvero per produrre l’energia che consumiamo nel nostro paese servirebbero altri tre paesi come il nostro... ovviamente disabitati!

20/08/13

Si riaccendono le speranze sulla fusione fredda

Sono due italiani a rilanciare, dopo un periodo di vent’anni, il tema della fusione fredda per produrre energia pulita e a basso costo. Se fosse veramente possibile, si potrebbe trovare la soluzione ai problemi energetici, di trasporto e di inquinamento del mondo intero.
La bella notizia arriva dall’Università di Bologna, dove un piccolo gruppo di ricercatori che fa capo al fisico Sergio Focardi (purtroppo venuto a mancare il 22 giugno scorso) e all’imprenditore Andrea Rossi ha messo a punto una piccola centrale atomica, o meglio una “catalizzatore di energia”, chiamata Hyperion, in grado di moltiplicare anche per centinaia di volte l’energia immessa.
Se, come anche ritiene credibile il premio Nobel per la fisica Brian David Josephson, negli esperimenti nel team bolognese avvenissero veramente reazioni nucleari, si sarebbe davvero di fronte alla produzione di “Low Energy Nuclear Reactions”, ovvero reazioni nucleari a bassa energia. Questo tipo di reazione, per essendo una reazione nucleare, non produce scorie né radiazioni pericolose.
Nel dettaglio, Focardi e Rossi avrebbero trovato il sistema di produrre e commercializzare la “fusione fredda” (o Lenr, come la chiamano oggi gli studiosi), la cui scoperta era stata annunciata più di vent’anni fa, ma che la scienza ufficiale aveva considerato un sogno irrealizzabile.

Un dispositivo E-Cat

I dispositivi E-Cat (catalizzatori di energia) sono stati immessi in commercio a ottobre del 2011. A produrli, anche in versione da casa, una ditta Usa. A differenza di ciò che avviene nelle centrali nucleari tradizionali, la reazione non avviene per fusione del nucleo: l’apparecchio dei ricercatori bolognesi funziona facendo reagire nichel e idrogeno. Un fenomeno che necessiterebbe di condizioni di pressione e temperatura simili a quelle che si trovano nelle stelle e che sembrerebbero impossibili da riprodursi nell’apparecchio di Rossi e Focardi, che è rigorosamente protetto da segreto industriale.
Così, gli scienziati di tutto il mondo, compresi quelli della Nasa, stanno testando il funzionamento dell’E-Cat bolognese e la sua reazione anomala: se saranno confermate le speranze di Focardi e Rossi ci si potrebbe trovare di fronte a una vera rivoluzione capace si stravolgere i futuri scenari economici e politici del mondo intero.
E, mentre gli E-Cat possono essere usati per far funzionare gli impianti di casa, già stanno nascendo i progetti per le nuove centrali con differenti potenze, da 5 e 30 kW per il fabbisogno di piccoli appartamenti e da 1-3 MW, per il fabbisogno di un piccolo paesino di mille famiglie.

30/07/13

Ecco il sito per farsi da soli le app

Se non sei soddisfatto del milioni di app sviluppate per tablet e iPhone e vuoi sbizzarrirti a inventarne di personali, ora hai la possibilità di creartele da solo con semplicità e in modo più economico, senza dover pagare uno sviluppatore.
Il sito Appdoit (www.appdoit.com), infatti, permette di creare app personalizzate senza dover imparare a programmare, offrendo una serie di strumenti, risorse e servizi per realizzare e promuovere applicazioni mobile (per iPhone, iPad e Android).
Sul sito è disponibile un ampio catalogo di moduli, i “mattoni” per costruire la tua app. Per la grafica puoi caricare le tue immagini o utilizzare le librerie presenti nel sito: icone, skin, grafiche e sfondi. Puoi contare su 50 applicazioni di esempio che puoi prendere e modificare secondo le tue necessità e il tuo gusto.


Mentre metti a punto la tua applicazione hai a disposizione una demo interattiva per provare in qualsiasi momento le funzionalità della app e aggiustare la grafica. Una volta deciso i contenuti il team di Appdoit si occuperà di realizzare e pubblicare la tua app su App Store e Android Market. Il team di esperti Appdoit ti aiuterà, occupandosi dei dettagli tecnici, per poter rendere disponibile al pubblico al tua creazione.
L’accesso al sito è totalmente libero e gratuito, la registrazione è necessaria soltanto per salvare il progetto e si deve pagare soltanto al momento della richiesta di pubblicazione.
Una volta pubblicata, puoi gestire e aggiornare la app dal sito e monitorare le statistiche degli utilizzatori con il servizio Analytics.
Fonte: www.iphoneitalia.com

08/07/13

Le tastiere per i tablet più vendute

Sebbene i tablet siano stati pensati con una tastiera virtuale integrata che consente di digitare con una certa precisione, quando si tratta di comporre testi di una certa lunghezza, la mancanza di una tastiera fisica vera e propria si fa sentire. Ecco allora, soprattutto per l’iPad, l’accessorio che completa la rivoluzionaria tavoletta: le tastiere con tasti “a isola”.
Tutte funzionano senza fili, con Bluetooth, e quindi si possono collegare anche ad altri tablet diversi dall’iPad, pc, Mac e smartphone.
La più economica è la Logitech Ultrathin Keyboard Cover (logitech.com). Pensata per l’iPad 2, costa 99,99 euro. È molto sottile e ha tasti “a isola” (tipo quelli del MacBook), spaziati sufficientemente da consentire di scrivere rapidamente anche a dieci dita e che rispondono in modo efficace. I comandi funzioni hanno derivazione Mac. Grazie a due clip magnetiche, la tastiera si aggancia all’iPad per proteggere il display. La batteria si ricarica con una porta microUsb e ha una lunga durata (circa 6 mesi con due ore di utilizzo al giorno).


Funziona ugualmente da custodia la tastiera KeyFolio Pro di Kensington (kensigton.com). Realizzata completamente in ecopelle nera, è sottile e leggera. I tasti però non sono in rilievo e questo penalizza il feedback alla digitazione. Di fatto non si scosta molto dal funzionamento della tastiera virtuale dell’iPad. Il costo è di 100,83 euro.


La proposta di Microsoft è una tastiera molto tradizionale. La Bluetooth Mobile Keyboard 5000 (microsoft.com) è wireless e si può usare con qualunque pc o tablet dotati di connessione Bluetooth. I tasti sono di buona qualità e rispondono in modo preciso. A differenza degli altri modelli non ha funzioni di cover, ma costa soltanto 44,90 euro.


25/06/13

Tim e WIman insieme per lanciare il servizio di social wifi

Non c’è più nessun dubbio: Tim ha ormai deciso di entrare alla grande nel mondo dei social media, per restare in pari con le tendenze dei giovani fruitori del web.  L’imperativo del momento è condividere, quindi prende sempre più il sopravvento il concetto di “social”.
Tra le tantissime novità che Tim ha pensato questa estate per i propri clienti, è nato Timwifi, un servizio di social wifi realizzato in collaborazione con WIman.
WInam è una delle startup del progetto Working Capital, il programma di Telecom Italia che dal 2009 aiuta le buone idee e il talento a trasformarsi in imprese di successo, sostenendole con grant di impresa di 30 mila euro e organizzando programmi di accelerazione per facilitare gli incontri fra startupper, mentor e realtà territoriali.
Ma come funziona il servizio Timwifi? Semplice: non vi funziona la connessione Internet e avete bisogno urgente di navigare nel web o mandare una mail importante? Recatevi in uno dei 28 negozi specializzati e connettetevi col vostro smartphone o tablet alla rete FreeTimwifi.
L’accesso è semplice e veloce e basta un semplice passaggio dove vi sarà chiesto il vostro account Facebook. Una volta inviata la richiesta d’accesso vedrete comparire sullo schermo del vostro smartphone la pagina brand di Tim, #amoiltalento. Qui vi verranno chiesti i dati Facebook, dopo di che potete iniziare a navigare in modo assolutamente gratuito!
Così la rete diventa sociale, un concetto che da qualche tempo sta prendendo piede anche in Italia: normali utenti che mettono a disposizione la propria connessione e che poi utilizzano quella di altri in diverse zone della città.
Tim, nel condividere questa filosofia, utilizza le reti gratuite messe a disposizione dai propri utenti che si trovano vicini ai punti che offrono il servizio FreeTimwifi, reti che naturalmente offrono connessioni sicure e protette.
Alla fine della connessione potete ovviamente postare in bacheca la vostra esperienza di navigazione gratuita per far conoscere ai vostri amici il nuovo servizio FreeTimWifi.

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Un algoritmo matematico per smascherare le “bufale” della rete

Come facciamo a capire se la notizia che circola in un network è vera o falsa? Semplice, con gli studi sulle fonti delle epidemie.
Non che il web abbia necessariamente a che fare con i virus, ma i ricercatori del Laboratorio di comunicazione audiovisiva dell’Università di Losanna, sostengono che si può usare lo stesso sistema, un semplice algoritmo di calcolo.
Il loro lavoro è stato pubblicato sulla Physical Review Letters e riguarda le fonti delle epidemie: i ricercatori di Losanna sostengono sia possibile risalire alla fonte di una epidemia anche quando le informazioni sono scarse, semplicemente utilizzando i sistemi delle reti di comunicazione.


Se il sistema funziona per rintracciare le fonti epidemiologiche, aggiungono i ricercatori svizzeri, deve per forza funzionare anche per le notizie che girano on-line, quelle che riceviamo attraverso i vari social network o via mail. Se abbiamo il sospetto che la notizia sia falsa, l’algoritmo può risalire con facilità alla fonte dell’informazione.
Anche se il modello è stato messo appunto per scopi differenti, i loro ideatori non vedono nessuna ragione perché non possa venire usato anche per altri scopi, come quello di smascherare le bufale e ricostruire la nascita di una notizia falsa.

Global village construction, la tecnologia al servizio dello sviluppo sostenibile


Si chiama Open source ecology il gruppo creato nel 2003 dal fisico Marcin Jakuboswki che applica il concetto dell’open source allo sviluppo di macchinari di uso quotidiano. L’open source  è un concetto che nasce nel mondo informatico per applicazioni software, in cui gli autori e i detentori dei diritti permettono e favoriscono lo studio e l’apporto di modifiche da parte di altri programmatori mediante apposite licenze d’uso. L’idea di Jakuboswki è di estendere il concetto anche alla tecnologia hardware.
Una rete di agricoltori, tecnici, ingegneri e fattori avrà come obiettivo l’ideazione e la realizzazione di macchinari utili alla creazione e allo sviluppo di gruppi autosufficienti, eco-sostenibili e a costi accessibili. Il fine ultimo è quello di creare comunità che riescano a soddisfare da sé i propri bisogni (DIY, do it yourself), per sottrarsi alle logiche dell’attuale economia e applicando tecniche quali la permacoltura, la ricerca di biocombustibili, biocarburanti e bioplastiche e la fabbricazione di mattoni per le case e di macchinari agricoli.


La piattaforma ha preso il nome di Global village construction set (Gvcs) e intende realizzare prima della fine del 2012 cinquanta macchine industriali considerate indispensabili al sostentamento di una comunità in paesi a basso reddito (dove la reperibilità di risorse è maggiormente difficoltosa) e che cercano di migliorare le loro condizioni di vita.
I progetti di costruzione sono stati resi pubblici e modificabili (open source applicato all’hardware), e prevedono l'ulitizzo di materiali a basso costo. Le macchine in progetto comprendono un trattore multifunzione, un pozzo, una pala per il reperimento dell’energia eolica, la macchina per la fabbricazione dei mattoni, un motore a vapore. Dei 50 totali, otto hanno già visto la luce, tutti fabbricati con scarti e materiali riciclati e con la logica modulare, che permette, per esempio, di usare lo stesso motore su diversi macchinari, grazie alla libera consultazione dei progetti.
Secondo l’idea di Jakuboswki ognuno di noi sarà in grado di fabbricare un trattore o una mietitrice nel proprio garage di casa: basterà consultare il sito Openfarmtech, la wiki di Open source ecology.
I macchinari progettati dal Global village construction serviranno inoltre per ristabilire la civiltà nel caso si avveri la minaccia del 12 dicembre 2012.
Jakuboswki ha dato il via alla discussione sul suo progetto su Ted, riscuotendo un notevole successo.

24/06/13

Telecom ADSL, l’Internet senza limiti di Telecom Italia

Navigare. Navigare. Navigare. Non solo in ufficio, ma anche a casa, Internet la fa sempre più da padrone. È ormai irrinunciabile la navigazione flat, ovvero indipendente dai tempi di permanenza in rete o dai Giga di cui si usufruisce.
La novità Telecom per questa estate è decisamente interessante, perché tiene conto anche della linea telefonica del numero fisso di casa.
L’Adsl illimitata di Telecom Italia, infatti, includerà nell’offerta anche la linea telefonica di rete fissa, con vantaggi decisamente notevoli.


Ecco nel dettaglio cosa propone Internet senza limiti di Telecom Italia.
Innanzitutto la possibilità di navigare senza limiti di traffico Internet (né di Giga usufruiti, né di tempo o di orari), 24 ore su 24, ogni giorno della settimana e in ogni periodo dell’anno. Con oltre 2 milioni di Giga inclusi ogni mese! Un tipo di navigazione ottimale per le famiglie, con la garanzia della qualità e dell’affidabilità del servizio e, soprattutto, con una velocità incredibile: ben 7 Mega in download!
E se non si dispone di un modem, Telecom vi offre la possibilità di averne uno Wi-Fi, così da poter servire contemporaneamente tutti i dispositivi di casa.
Per quanto riguarda la linea telefonica, che verrà inclusa nell’offerta, si potrà disporre di:
  • chiamate a 0 centesimi verso tutti i numeri fissi nazionali (a 16 centesimi alla risposta);
  • possibilità di aggiungere chiamate internazionali verso oltre 80 paesi del mondo;
  • un’ora al mese di chiamate gratuite verso i fissi, e, se non dovesse essere sufficiente, l’offerta Telecom dà la possibilità di aggiungere  chiamate sui cellulari per un’ora al mese allo stesso prezzo delle telefonate nazionali;
  • 300 sms gratis al mese.
Per quanto riguarda i costi di attivazione, Telecom propone un’offerta davvero eccezionale: i 96,80 euro di contributo per la linea telefonica di base vengono totalmente azzerati se si aderisce alla promozione richiedendo l’attivazione entro il 31/8/2013 e si mantiene la linea telefonica e l’Adsl per almeno due anni. Il contributo di attivazione della Adsl, che di listino costa 79,00 euro, diventa gratis se le richieste di attivazione della Adsl illimitata avvengono sempre entro il  31/8/2013.
Per i costi di abbonamento, invece, il cliente è invitato a recarsi nel negozio di fiducia per scoprire le promozioni Telecom: fino al 31/8/2013 la promo sull’abbonamento prevede costi di 19,90 euro al mese per 6 mesi (37,90 euro al mese alla fine della promozione). Se la richiesta di attivazione viene fatta entro il 30/6/2013 la promozione rimane valida per 12 mesi.
Recatevi nei negozi Telecom e scoprite gli splash e i bollettoni con Call to Action “Chiedi qui la promozione del mese!” e navigate senza limiti nel mare di offerte che Telecom ha pensato per i vecchi e nuovi clienti!
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17/06/13

La tecnologia per le case che rispetta l'ambiente

Riuscite a immaginare una casa che riesca ad assicurare il comfort termico invernale (19-21°) senza nemmeno un termosifone alle pareti e una temperatura estiva tra 22 e 26 gradi senza utilizzare condizionatori? Un sogno sotto molti punti di vista, primo fra tutti il risparmio sulla bolletta elettrica, il basso impatto ambientale, il benessere personale, l’estetica dell’abitazione. Niente più spifferi, temperatura ideale in tutte le stagioni, pareti libere dagli odiosi caloriferi e niente più condizionatori rumorosi che al mattino fanno risvegliare con le ossa a pezzi.
Un esempio di "passive house". Fondamentale che le vetrate coprano almeno il 40% della facciata
E non stiamo parlando del futuro, ma di una realtà già collaudata, quella delle cosiddette “passive house”, abitazioni costruite in modo da garantire il comfort termico senza consumare un litro di combustibile, semplicemente assorbendo il calore dall’esterno.
Per trovare abitazioni certificate come “passive house” non  occorre andare ai tropici, anzi. In Germania, dove la temperatura esterna invernale non è certo gradevole, ce ne sono già 30 mila. E la prima a essere certificata come “passive house” in Italia è stata costruita in Trentino, a Varone, una frazione di Riva del Garda. 
E non è neppure costata tanto: per avere 175 metri quadrati calpestabili distribuiti su due piani sono stati necessari 360 mila euro. A parte seguire i criteri abitativi delle case ecologiche, che prendono in considerazione l’esposizione migliore per sfruttare il calore del sole, la “passive house” utilizza pannelli fotovoltaici sul tetto per produrre 3600 Kwh di energia elettrica all’anno, superiore al fabbisogno di elettricità e di acqua calda. I serramenti dei 15 metri quadrati totali di vetrate hanno spessori di 98 millimetri e sono realizzati in legno con l’inserimento di camere d’aria. Un impianto di ventilazione scambia l’aria tra interno ed esterno: l’aria viene ripulita attraverso filtri antipolvere e antipolline che funzionano 24 ore al giorno e che garantiscono di non disperdere il calore d’inverno e di mantenere aria fresca d’estate.
Lo schema del flusso dell'aria della "passive house"
Sito web per questa immagine: wikipedia.org
I muri sono coibentati con uno strato spesso 30 centimetri di isolante in fibra di legno, le pareti esterne sono di mattoni di calcio siliato autoclavato con sabbia pressata. Ogni mattone è spesso 50 centimetri. Lo strato di isolamento del tetto è di 40 centimetri.
Durante l’estate il caldo è tenuto lontano sia dalla struttura dei muri, sia dai frangisole che vengono orientati a seconda dell’inclinazione del sole da cellule fotosensibili.

11/06/13

Le app che salvano la vita

Skin scan, l'app in grado
di rilevare i tumori della pelle
Saranno specifiche applicazioni sviluppate per i tablet e gli smartphone dei pazienti a sostituire tra qualche tempo lo stetoscopio del cardiologo. È quanto afferma una firma prestigiosa del New York Times, il cardiologo e giornalista Eric Topol, autore, fra l’altro, del libro The creative distruction of medicine (Basic Books, su Amazon). Queste applicazioni da acquistare on line possono infatti rilevare il ritmo cardiaco ed elaborarne i dati per produrre un grafico da trasmettere via email o su facebook al proprio medico.
Nel libro, Eric Topol illustra come la “rivoluzione digitale darà vita a una medicina migliore”, ovvero come utilizzare le potenzialità offerte dal Web per abbattere i costi della sanità e rendere più immediate le diagnosi e tempestivi gli interventi. L’idea di coniugare la medicina tradizionale con le nuove tecnologie è l’obiettivo, per esempio, di un gruppo di giovani ricercatori della Singularity university (Silicon valley).
Il primo passo verso questo obiettivo, che oggi è già realtà, è coniugare le app alle diagnosi: saranno queste, infatti a rilevare temperatura corporea, consumo di calorie, concentrazione di glucosio nel sangue (con un apposito tester collegabile al device) e ritmi del sonno, grazie ad appositi sensori. Mentre un telefonino dotato della Skin scan app potrà effettuare uno screening accurato della pelle per analizzare nei e macchie: basterà una semplice fotografia della parte interessata e un software specifico la confronterà con l’archivio delle immagini precedenti per verificare le variazioni intervenute.
La tecnologia cloudsourced permette al medico di consultare i dati da qualsiasi postazione mobile ed effettuare consulti con i colleghi, sfruttando l’archivio virtuale che riporta la storia sanitaria del paziente.
E, viste le statistiche che stabiliscono che solo nel 20% dei casi il medico ha necessità di “toccare il paziente”, si renderà sempre meno necessario recarsi presso lo studio o l’ambulatorio: basterà comunicare con il medico via Skype o Cisco. A rendere più precisa la diagnosi tramite la visita virtuale ci si potrà avvalere delle tecnologia usata dai videogiochi: controller e sensori in grado di riprodurre i movimenti umani sullo schermo.
Se le diagnosi tramite app costituiscono già una realtà, il futuro della medicina 2.0 sono le ricerche a cui si sta puntando nel campo della chirurgia: operazioni senza cicatrici, retine artificiali e pillole-telecamere per esami endoscopici. E, per quanto riguarda la medicina rigenerativa, stampanti tridimensionali per creare tessuti artificiali usando cellule staminali al posto dell’inchiostro.

17/05/13

Working Capital 2013. E le idee diventano imprese

Milano, Roma, Catania. Tre città per rappresentare il nord, il centro e il sud Italia selezionate per diventare i nuovi spazi di accelerazione da Woking Capital 2013, il programma di Telecom Italia che dal 2009 aiuta quanti hanno buone idee e talento a trasformare i loro sogni in imprese di successo.
Spazi simbolo della digital innovation italiana, che dal 19 aprile hanno aperto la call per coloro che hanno a cuore i temi in ambito Internet, digital life, mobile evolution e green. La call chiuderà il 30 settembre.
Nelle tre città sono previsti programmi di accelerazione per facilitare l’incontro tra gli startupper e i mentor che seguiranno i progetti dal loro inizio all’avvio dell’impresa. Tutto quanto in sinergia con gli investitori e le realtà delle community territoriali: università, incubatori e partner locali.
Working Capital 2013 continuerà a sostenere i progetti con 30 grant di impresa da 25 mila euro ciascuno, accompagnando le idee migliori anche nella delicata fase di execution del progetto.
Dei 30 grant, 15 saranno destinati a tutte le start up selezionate per il programma di accelerazione, gli altri 15 a coloro che non hanno partecipato al programma di accelerazione, o perché non lo hanno scelto, o perché non sono stati ritenuti idonei.
Per partecipare ai programmi di accelerazione, i progetti andranno caricati in piattaforma entro e non oltre il 30 maggio 2013, indicando in quale sede si intende seguire il programma.
Ma Working Capital 2013 presenta un’altra novità: tutti i progetti saranno resi disponibili sul Repository, una piattaforma sviluppata in collaborazione con Kauffman Society. In questo modo i progetti possono essere consultati non solo dagli startupper ma anche dagli investitori italiani e internazionali.
Se pensate di avere nascoste nel cassetto idee talentuose che potrebbero trasformarsi in vero business, fatecelo sapere e condividete il post sui vostri social network per rendere partecipi i vostri amici di questa importante opportunità che premia la genialità, l’innovazione, il coraggio e la determinazione a intraprendere una nuova strada.
Nel frattempo potete tenervi aggiornati sulle novità di Working Capital 2013 sulla pagina Facebook dedicata.
Cliccate qui sotto, visitate il sito e lasciate un commento al post per farci sapere cosa nel pensate di questa iniziativa. Milano, Roma e Catania diventano la casa per gli innovatori, casa in cui poter far crescere idee ambizione. E voi cosa aspettate a raccontarci le vostre?



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15/05/13

Un viadotto della Salerno-Reggio Calabria diventa fonte di energia pulita

Si chiama Solar Wind il progetto per riqualificare un viadotto (Costa Viola) destinato alla demolizione sul vecchio tratto della Salerno-Reggio Calabria, nel tratto tra Scilla (Rc) e Bagnara (Rc). Rinforzato da travi reticolari, il viadotto ospiterà 26 turbine eoliche, di cui le 15 tra i piloni del viadotto daranno una resa energetica annua di 22.500 MWh, un quantitativo di energia sufficiente all’autonomia di 8.500 appartamenti.


Tutta una carreggiata, riservata ai soli pedoni, ospiterà serre per le coltivazioni biologiche, l’altra, transitabile dai veicoli, sarà ricoperta da una struttura fotovoltaica in grado di generare 11.200 MWh all’anno, Solar Road.


Solar Wind è un progetto a firma tutta italiana: gli architetti che lo hanno progettato sono Francesco Colarossi, Giovanna Saracino e Luisa Saracino. Per realizzare il progetto sarà investita la stessa cifra che occorrerebbe per smantellare il viadotto: 40 milioni di euro. Per la realizzazione si dovrà invece attendere il completamento dei lavori sul tratto nuovo dell’autostrada A3. Nel progetto del nuovo tratto, infatti, il viadotto Costa Viola risulterà una strada panoramica secondaria.

13/05/13

Pick1, Parlaci di te: il request di TIM sui media

Il colosso della telefonia mobile TIM sbarca alla grande nel mondo dei social media per cercare di captare ciò che gli utenti pensano del proprio brand e avere così la possibilità di migliorare prodotti e servizi offerti.
Così, oltre a costruire la community più ampia fra le aziende di telecomunicazioni, TIM rinnova la propria presenza sui social stringendo una partnership con Pick1 per elaborare il nuovo sondaggio “ParlaciDiTe”, un request che intende indagare sulle abitudini nel consumo dei media.
Il sondaggio, che porta via davvero poco tempo (sono solo tre domande), consentirà la raccolta di informazioni che permetteranno all’azienda di telefonia di poter conoscere in maniera più approfondita le tendenze tecnologiche del momento e i nuovi trend.
Si accede al sondaggio “ParlaciDiTe” mediante una tab di Facebook (ParlaciDiTe). Il consenso all’applicazione permette di visualizzare la partecipazione sul profilo. La prima domanda chiede agli utenti di svelare cosa stanno facendo mentre navigano su Internet. Fra le sei risposte possibili, le prime riguardano alcune situazioni tipiche sui social network: la contemporaneità del consumo dei media, ovvero postare su Facebook o Twitter mentre si guarda la televisione o si ascolta la radio. E non solo: i contenuti condivisi, spesso, riguardano proprio ciò che si sta vedendo o ascoltando. In pratica, si usano alcuni media per esprimere opinioni su altri media.
Ed è questo che chiede la seconda domanda, ovvero se capita di commentare programmi televisivi o radiofonici sui social network.
In questa maniera TIM è pronta a raccogliere dati su come gli utenti si comportano sui media e ripensare quindi alla ricerca di mercato in un’ottica social.
Ognuno di noi può dare il proprio contributo all’indagine di TIM e Pick1, facendo così conoscere le vere tendenze di utilizzo dei social media. Partecipa al sondaggio “ParlaciDiTe” e condividi l’iniziativa sui tuoi social: in questo modo puoi considerarti un vero media trend setter!

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02/05/13

Rivoluzione piccolo schermo

Già dai prossimi mesi la televisione così come la conosciamo ora noi è destinata a scomparire, e una vera rivoluzione si annuncia nel mondo del piccolo schermo. I nuovi televisori, di grosse dimensioni e inizialmente molto costosi, saranno contrassegnati dalle nuove tecnologie 4k, Dvb-t2 e Hevc, il nuovo standard di compressione video per il Web.
Entro il 2015, quindi, anche l’ultimo dei modelli full hd risulterà obsoleto: i 4 mila pixel orizzontali (4k) dell’ultra hd saranno in grado di offrire una risoluzione di quattro volte superiore al full hd.

Uno schermo con tecnologia 4k. Immagine dal sito visionifuture.corriere.it

Di schermi con tecnologia 4k ne è apparso qualcuno nei negozi già dal 2009, sebbene a prezzi stratosferici e con dimensioni gigantesche: i dettagli risultavano talmente accurati che le immagini diventavano tridimensionali senza bisogno degli appositi occhialini.
La grande rivoluzione sarà che prossimamente i grossi produttori riusciranno a mettere sul mercato televisori da 50/55 pollici a prezzi accessibili. In previsione di ciò Sky ha annunciato l’apertura, entro il 2014, di una canale ultra hd.
E, dal 2015, diventerà obbligatorio il Dvb-t2, il digitale terrestre di seconda generazione. Tutti i produttori che vogliano commercializzare i loro prodotti sul territorio italiano, avranno l’obbligo di installare sintonizzatori Dvb-t2 su tutte le televisioni.

30/04/13

Smart Cities, l’innovazione muove il futuro

È con un video promozionale messo on line in questi giorni su un canale Youtube dedicato che il PON R&C (Programma Operativo Nazionale “Ricerca & Competitività” 2007-2013) presenta il progetto concentrato su quattro regioni (Puglia, Calabria, Sicilia e Campania) con l’obiettivo di farne motori di sviluppo sociale ed economico. Una scommessa nel Mezzogiorno italiano, caratterizzato da un fortissimo gap fra l'alto numero di laureati e la scarsa possibilità di sbocchi professionali adeguati al grado di istruzione. Un video dove, in una sorta di “città ideale”, persone, tecnologie e strutture sul territorio si fondono e si integrano in un progetto dove l’innovazione muove il futuro.


Agendo sotto l’egida del MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) e affiancato dal Ministero dello sviluppo economico, il PON è in parte sostenuto da risorse europee (Fesr) e in parte nazionali. Gestisce 6 miliardi di euro che, attraverso consorzi e gruppi di ricerca con prevalente componente universitaria, stanno sviluppando otto progetti pilota in ambiti fondamentali per il benessere della vita cittadina: salute, mobilità, ambiente, pubblica amministrazione, gestione dei rifiuti, energia, cultura e turismo, scuola.
Tutti interventi programmati e coordinati in modo organico e finalizzati sia al miglioramento della vita cittadina sia alla competitività delle imprese, attraverso l’opportunità offerta dalle nuove tecnologie. Un concetto di integrazione dei valori che il PON esprime attraverso “l’albero elettronico”: il potenziale progettuale, ovvero le idee che crescono, che si sviluppano, che si ramificano nel territorio fino a produrre i “buoni frutti”. Perché la campagna del PON si configura come una comunicazione che ha per obiettivo la valorizzazione dell’azione pubblica attraverso la visibilità dei benefici prodotti.
Tra gli obiettivi strategici del PON, il video promozionale (realizzato dall’agenzia di comunicazione Pomilio Blumm), illustra due fiori all’occhiello degli interventi realizzati nelle quattro regioni dell’Obiettivo “Convergenza”: Smart Cities e Smart education. Smart Cities raccoglie progetti finalizzati a migliorare la qualità delle città grazie alla ricerca e alla tecnologia: le imprese, le università e gli enti pubblici di ricerca partecipano in modo integrato mettendo a disposizione le loro rispettive competenze per realizzare soluzioni innovative che, sfruttando le tecnologie moderne, contribuiscono a rispondere al bisogni concreti della collettività.
Il progetto Smart education, invece, si pone come obiettivo di sostituire i libri scolastici con i moderni tablet, ma anche di rendere digitale la gestione della pubblica amministrazione e, in un’ottica di ecosostenibilità, di promuovere il trasporto elettrico. Tutti interventi finalizzati a migliorare la qualità della vita nelle nostre città e a promuovere i progetti di vita e di lavoro.
Fine ultimo del PON è quindi quello di convogliare e integrare le forze presenti sul territorio che, attraverso la tecnologia, possono intervenire sugli spazi urbani, raccogliere i “buoni frutti” dell’innovazione e migliorare così il rapporto fra la città e i cittadini.
Un progetto che vi chiedo di commentare e sostenere, anche diffondendo il post attraverso i vostri social network, perché anche dal nostro ambiente di vita dipende il nostro futuro. 
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17/04/13

Il combustibile del futuro? La potatura del verde pubblico

A Quingentole, un paesino in provincia di Mantova, vige la cultura della bassa padana che “del maiale non si butta niente”. Ma nemmeno degli alberi, visto che gli scarti delle potature sono diventati un vero business. In questo piccolo paese, infatti, in una centrale a biomasse di 70 kilowatt, vengono bruciati i rami secchi del verde pubblico per produrre energia: un processo che, oltre a essere totalmente ecologico, permette al comune di risparmiare anche sulle spese di smaltimento della fazione verde. A Quingentole, la combustione di foglie e rami secchi, riesce a dare energia per il funzionamento della scuola, del municipio, del teatro e della palestra.
A seguire l’esempio di Quingentole, altri paesi del Nord Italia stanno puntando sulla fonte rinnovabile delle biomasse, mettendosi in competizione con le aziende che dalla fazione verde ricavano il compostaggio per la concimazione. Una guerra fra due fronti della green economy, che si gioca sull’approvazione delle leggi che disciplinano gli usi possibili del verde. Una norma precedente stabiliva che solo il verde derivante da aziende agricole potesse essere conferito alle biomasse, facendo una distinzione per lo meno faziosa fra un albero in una fattoria e un albero in un viale cittadino. E i comuni erano così gravati anche dai costi di smaltimento delle potature da portare in discarica.
A favore dell’utilizzo del verde come biomassa, una norma approvata alla Camera permette di conferire i rami secchi negli impianti energetici. A favore della produzione del compostaggio (che in Italia permette di trasformare in concime naturale 3,4 milioni di tonnellate di rifiuti, evitando l’immissione nell’atmosfera di un quantitativo enorme di CO2), rimangono i rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata della fazione umida, che costituisce più della metà del materiale utilizzato. E, inoltre, come fanno osservare le aziende di compostaggio, una pianificazione corretta a livello nazionale potrebbe favorire sia le biomasse che il compostaggio, visto che in molte zone del paese, soprattutto al Sud, le ramaglie non vengono riutilizzate per nessuno dei due scopi, ma semplicemente vengono bruciate, sprecando così una fonte importante di energia e di concime naturale.

02/04/13

Lo smartwatch per i web-dipendenti

Per chi non vuole perdersi neppure una delle novità digitali per navigare nel web, Sony propone un oggetto più simpatico che utile: lo smartwatch, ovvero un orologio capace di fare da “secondo pilota” allo smartphone. L’orologio è proposto in una serie di svariati e bellissimi colori, ha il cinturino il plastica e un quadrante con angoli smussati di 3,6 cm. per lato, con una cornice di alluminio. In tutto pesa 40 grammi.


Ma al posto della classica raggiera con e ore e le lancette, il quadrante multitouch presenta le icone delle app più usate per gli appassionati del web. Collegato con un sistema Bluetooth allo smartphone, infatti, lo smartwatch è in grado di gestire mail, social network e sms.
Il quadrante è attaccato al cinturino con una clip: sotto il dorso infatti si trova l’attacco per la ricarica. L’orologio non ha sim né memoria: funziona solamente come visore secondario dello smartphone, che deve essere per forza Android. Con l’applicazione di Sony da scaricare sul telefono è possibile mettere in sincronia orologio e smartphone.
Poi sarà sufficiente scaricare sul telefonino le applicazioni per lo smartwatch: quelle classiche come Twitter, Facebook, gestione mail, sms, meteo e gestione chiamate e altre sviluppate appositamente per lo smartwatch, come Endomondo, la app per chi fa fitness e che visualizza le informazioni necessarie a chi si vuole mantenere in forma (battito cardiaco, calorie consumate, distanza percorsa ecc.).
Per le applicazioni tipo mail e Twitter sono previste operazioni minimali, come il re-tweet o un messaggio di risposta predefinito.
Il costo dello smartwatch è di 109,90 euro.

07/03/13

Humus, la prima piattaforma di e-green procurement firmata Wwf

Per premiare i produttori meno “spreconi” e più attenti all’ambiente, il Wwf, in accordo con i-Faber (gruppo Unicredit), ha realizzato la prima piattaforma di e-green procurement. Si chiama Humus e si rivolge a tutte le aziende che hanno deciso di cambiare le loro politiche d’acquisto per promuovere uno sviluppo sostenibile. Humus (www.humusweb.it) offre a imprese pubbliche e private una selezione accurata di fornitori che offrono prodotti certificati secondo i migliori standard ambientali.


I criteri di selezione riguardano l’intero ciclo di vita del prodotto, le risorse primarie utilizzate e il rilascio di sostanze inquinanti durante la produzione. Particolarmente apprezzati sono gli approvvigionamenti sostenibili di materie primarie come legno, carta, cotone: legno e carta riciclati o provenienti da gestioni sostenibili delle foreste, cotone non trattato con sostanze chimiche tossiche, fornitori che consumano meno energia in fase di produzione.
Oltre a una guida all’acquisto sostenibile, Humus si presenta come un valido strumento di formazione per la green economy. Con i suoi moduli di e-learning sul green procurement, Humus diventa un’occasione di formazione e consulenza. I fornitori e i direttori acquisti che partecipano avranno diritto a un attestato e potranno richiedere una valutazione che prende in considerazione il loro impegno nella ricerca di acquisti green per la loro azienda. Prevista, altresì, la consulenza specifica per integrare il sistema all’interno dei vendor rating aziendali e per definire strategie di green procurement.

22/02/13

TI Cloud: metti i tuoi dati al sicuro sulla Nuvola italiana

Cliccare per errore il comando “vuota il cestino”, sovrascrivere il file sulla chiavetta Usb e poi accorgersi di aver salvato la versione sbagliata del documento; aggiornare la versione di iTunes e trovare improvvisamente la libreria vuota e tutta la musica perduta per sempre! Quanto sono importanti i nostri dati, nel lavoro e nella vita? I filmati e le fotografie dei nostri figli che crescono, la nostra contabilità familiare, i file di lavoro della nostra libera professione…
Per non rischiare di perdere nulla della nostra vita digitale, Telecom Italia ci mette a disposizione un servizio di storage automatico, legato alla Adsl: si chiama TI Cloud, ed è un nuovo servizio di archiviazione automatica semplice e intuitivo, accessibile da qualsiasi dispositivo, perfetto per quanti vogliono un luogo in rete, ampio e sicuro, dove poter archiviare i propri dati. Per dire basta agli hard disk esterni, alle chiavette Usb, ai cd-rom, ma anche a strumenti troppo sofisticati come Dropbox o Google Drive.
TI Cloud è un servizio per tutti, sicuro e protetto da intrusioni pubblicitarie (grazie al piccolo canone mensile di abbonamento) e nel pieno rispetto della normativa italiana, con in più l’assistenza telefonica.
A testare il servizio di Telecom Italia è stato uno dei più noti commentatori della rete italiana, Massimo Mantellini, che da un decennio scrive di Internet e di tecnologia sia sul web sia sulla carta stampata. Insieme a lui Marco Zamperini, il “Funky Professor in The Web”, che si autodefinisce un “technology evangelist” e Gianluca Neri, l’autore del blog “Macchianera”, famoso per aver svelato gli omissis nel documento ufficiale statunitense sull’inchiesta per l’omicidio dell’agente italiano Nicola Calipari.
Le loro impressioni, poi riportate sul blog Eraclito, puntualizzano in primo luogo le caratteristiche che differenziano TI Cloud da altri servizi analoghi, prime fra tutte la facilità d’uso e la privacy: i collegamenti da e per la “Nuvola” sono criptati e fuori dalla disponibilità e dal controllo dell’operatore.
Altri punti di forza sono l’integrazione di TI Cloud con gli altri servizi web di Telecom Italia, che offre l’opportunità, per esempio, di poter archiviare anche gli allegati della posta elettronica.
TI Cloud è disponibile per i sistemi operativi Windows XP, Windows 7 e Windows 8; le versioni per Android e IOS sono quasi pronte. Attivare il servizio è semplice: basta recarsi sulla pagina di TI Cloud di Telecom Italia e scegliere fra le due offerte: 3 GB gratis in prova oppure l’acquisto a 6,90 euro al mese di 200 GB con un mese gratis.
Il destino della nostra vita digitale sarà quello dell’archiviazione in rete e, con TI Cloud, abbiamo la possibilità che i nostri file stiano sulla “Nuvola Italiana”, ovvero su server italiani vicino a noi e curati dal nostro operatore. Il nostro salvadanaio di ricordi è già pronto: e voi cosa ne pensate?

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18/02/13

Quando il telefonino diventa il tuo brain trainer

Il cervello, si sa, va tenuto costantemente in allenamento come i muscoli del corpo. E, se è vero che la tecnologia è la principale responsabile del relax del nostro cervello, la soluzione al problema non poteva che arrivare proprio dalla tecnologia.
Nasce così UnlockYourBrain (www.unlockyourbrain.com), la prima applicazione brain-training basata sull’apprendimento implicito che rimpiazza il blocco dello schermo del telefonino con un piccolo indovinello matematico.
Se non avete tempo di risolvere gli enigmi del professor Layton o di concedervi lunghe partire a Tetris, allora potete usare quei secondi che comunque servirebbero per sbloccare la tastiera del telefonino per “sbloccare” invece il vostro cervello. Il quesito è una semplice domanda sulle quattro operazioni aritmetiche di base, che ripetuto per ogni volta che si ha necessità di sbloccare il telefonino, risulta essere un vero e proprio allenamento mentale.
L’idea dell’apprendimento implicito, ricercata da neurologi e pedagoghi con risultati sorprendenti, significa appunto imparare a piccoli passi, per tutta la durata della giornata, senza accorgersene.
È questo il modo in cui imparano i bambini e il nostro sistema neuronale è strutturato per questo tipo di stimolo.


L’applicazione, che è stata provata per smartphone, prevede che per sbloccare la tastiera sia necessario rispondere a un semplice quesito matematico che aumenta di difficoltà mano a mano si migliorano le performance. Uno “sblocco a obiettivo” personalizzabile, inoltre, determina le difficoltà dell’operazione.
I fondatori della UnlockYourBrain GmbH sono talmente entusiasti dei risultati che si possono ottenere calcolando una media di 50 operazioni di sblocco del telefonino al giorno, che stanno pensano di aumentare i contenuti dell’applicazione e dotarla di un vocabolario per l’esercitazione lessicale.

Articolo redatto su comunicato stampa della UnlockYourBrain GmbH

06/02/13

Con le energie rinnovabili anche lo stadio diventa “verde”

Lo stadio di Philadelphia, quello dove i fans dei Philadelphia Eagles seguono le imprese dei loro beniamini, è il primo stadio del mondo a funzionare con energia rinnovabile completamente autoprodotta. Il Lincoln Financial Field, infatti, è stato completamente ristrutturato nel 2011 con pannelli solari e turbine eoliche: oltre a essere il primo stadio a impatto zero, riesce anche a vendere energia alla città.


Il progetto per rendere “verde” lo stadio è stato seguito dalla Usa Solar Blue, che ha impiantato 2.500 pannelli solari e 80 turbine eoliche ad asse verticale alte sei metri e installate sulle facciate e sulla copertura dell’edificio. Queste tecnologie forniscono il 25% dell’energia totale prodotta; la restante produzione è affidata a un vicino generatore di biodiesel e gas naturale.
L’impianto così completo, del costo di 30 milioni di dollari, riuscirà a fornire per i prossimi vent’anni 1.039 miliardi di kilowattora di elettricità, molto più di quello che serve alla struttura per funzionare. Il surplus sarà rivenduto, e il risparmio si aggirerà attorno ai 60 milioni di dollari per i costi energetici.
La riduzione di anidride carbonica sarà pari a quella prodotta da 41 mila automobili in un anno; mentre l’energia prodotta sarà pari ai consumi elettrici di 26 mila case.
Il Lincoln Financial Field non è nuovo alle politiche ambientali: già prima del passaggio all’energia rinnovabile, effettuava il compostaggio dei rifiuti, risparmiava acqua e convertiva in biocarburante gli scarti d’olio alimentari. Insomma, uno stadio decisamente “green”…

22/01/13

Allo studio la stampante che risparmia la carta

La quantità di carta che viene sprecata negli uffici a causa di fotocopie errate o che non servono più è davvero enorme, e se si vuole pensare a ridurre i consumi e avere un occhio di riguardo all’ambiente questo è un campo che offre molto alla ricerca. In Inghilterra, un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge, guidati dal professor Julian Allwood, sta conducendo esperimenti con un particolare raggio laser a impulsi verdi in grado di polverizzare le particelle di toner in strati sempre più sottili fino a renderli invisibili. Il procedimento non danneggia il foglio e funziona con tutti i tipi di carta indipendentemente dal toner usato. Per ora l’unico inconveniente sembrerebbe essere il costo: il prototipo della stampante si aggira intorno alle 19.000 sterline. Nei prossimi anni è plausibile che i prezzi possano scendere di molto, e si potrebbe pensare a diffondere la nuova tecnologia negli uffici, che avrebbero a disposizione una macchina in grado sia di stampare sia di ripulire i fogli utilizzando uno swich per selezionare in maniera diversa l’emissione dei raggi laser. Questo procedimento potrebbe in parte compensare i problemi legati al riciclo della carta, che oltre a produrre più CO2 della stampante ideata a Cambridge, ha bisogno di trattamenti lunghi ai maceri e utilizza sostanze come il cloro per la sbiancatura.
Gli esperimenti con questo tipo di laser sono stati condotti con il contributo prezioso del Bavarian Laser Centre e solo dopo molti tentativi si è potuto trovare la giusta combinazione tra lunghezza degli impulsi e potenza: una lunghezza d’onda di 532 nanometri, con impulsi della lunghezza di 4 nanosecondi. Un raggio laser, quindi, con poca potenza e raggi lunghi che non danneggia la carta, almeno non fino ai tre passaggi di cancellatura a cui sono stati finora sottoposti i fogli.
Questo tipo di stampante potrebbe essere la rivoluzione della macchina messa a punto dalla Toshiba (nel video), che però funziona solo con un particolare toner blu, una specie di inchiostro simpatico, prodotto dalla Toshiba stessa.


14/01/13

TIM and Pick1. Un sondaggio per conoscere il consumo dei media

Si chiama ParlaciDiTe ed è il nuovo sondaggio con cui TIM, in collaborazione con Pick1, consolida la sua presenza nel mondo dei social media per ampliare meglio la conoscenza della propria clientela, acquisita e potenziale. Per il colosso delle telecomunicazioni, la scelta dei social rappresenta un’occasione fondamentale per avere la possibilità di esplorare quello che gli utenti pensano del proprio brand e avere così la possibilità di offrire servizi sempre più incentrati sulle esigenze dei propri clienti.
TIM
Attraverso una Tab di Facebook (http://bit.ly/ParlaciDiTe) è possibile rispondere a tre semplici domande e diventare uno dei Media Trend Setter che in tutta Italia aiuteranno TIM a raccogliere informazioni sulle abitudini degli italiani nel consumo dei media.
Consumo che sempre più spesso avviene in contemporanea: contenuti televisivi, radiofonici, articoli di riviste e giornali oramai trovano condivisione, commenti e discussioni nei maggiori social network.
A chi non è mai capitato di twittare mentre guardava una trasmissione in televisione o di postare su FB il commento sulla canzone che in quel momento stava ascoltando alla radio? Ed è proprio per conoscere queste abitudini che nasce il sondaggio di TIM e Pick1: attraverso l’utilizzo della tecnologia social TIM vuole conoscere meglio il modo in cui si comportano i propri utenti.
Rispondere al sondaggio ParlaciDiTe è davvero facile e veloce e, se si completa il request fino alla fine, si riceverà un piccolo omaggio: la suoneria personalizzata del comico Marco Marzocca. Inoltre si ha la possibilità di condividere l’iniziativa con gli amici di Facebook.
Una volta sulla Tab Facebook ParlaciDiTe Pick1 (http://bit.ly/ParlaciDiTe) ecco subito la prima domanda, a cui dovrete rispondere scegliendo tra le sei risposte proposte. Per proseguire vi verranno chieste le solite autorizzazioni delle applicazioni FB.
Affrettatevi: potrete essere voi uno dei prossimi Media Trend Setter d’Italia e contribuire a orientare le scelte di TIM.