27/11/12

Android conquista il mondo dei click digitali

Si chiama Coolpix S800c ed è prodotta da Nikon la prima fotocamera digitale compatta che utilizza il sistema operativo di Google, lo stesso utilizzato da milioni di smartphone e tablet. Così ora è possibile collegare la macchina fotografica al web tramite wi-fi e scaricare tutte le applicazioni da Google Play.


Inserendo la connessione a Internet su una macchina fotografica con caratteristiche simili a quelle di fascia bassa, il colosso giapponese della fotografia cerca di riconquistare quella fetta di utenti che si accontentano della qualità di foto e video dei vari smart o tablet, purché poi sia immediata la condivisione nei social o negli archivi fotografici on-line (Instagram, Dropbox, Google Drive, Tumblr ecc).
Punto di forza di questa smart-camera è Android (nella versione 2.3 Gingerbread) e le grandi potenzialità di un sistema operativo aperto con una schiera di sviluppatori alle spalle, con la previsione, in futuro, di applicazioni studiate appositamente per le fotocamere connesse.

Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche, ecco le principali:

  • sensore Cmosda 16 megapixel
  • processore Expeed C2
  • possibilità di realizzare filmati in full hd
  • foto in hdr e raffiche da 8 fps
  • obiettivo zoom ottico 10x (25-250 mm)
  • wi-fi
  • gps
  • schermo tattile Oled da 3,5 pollici
  • prezzo consigliato: 350 dollari

13/11/12

Nel futuro dell’energia c’è un nucleare sicuro e senza scorie

Il governo americano sta finanziando un programma di ricerca che potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione nella produzione di energia. Si tratta di una fonte inesauribile, che verrebbe prodotta per “fusione nucleare a confinamento inerziale”, ma ha ben poco a che fare con il nucleare che oggi conosciamo. Questo meccanismo complesso, infatti, non utilizza uranio, non è soggetto a rischi di esplosioni e, soprattutto, non produce scorie radioattive.


La ricerca è condotta al Nif, il National ignition facility di San Francisco (Usa), presso l’imponente impianto di Lawrence Livermore. Obiettivo della ricerca è quello di riprodurre in laboratorio l’energia che alimenta le stelle. Alla base della nuova tecnologia 192 laser giganteschi in grado di produrre 50 volte l’energia prodotta dai sistemi precedenti. I raggi dei laser dovranno essere puntati tutti in un unico punto, una microsfera (chiamata “pellet”), grande come una pillola.
L’interno del pellet sarà riempito con una miscela di deuterio e trizio, che compressa e riscaldata dai raggi laser innalza la sua temperatura e la sua densità fino a raggiungere le condizioni di ignizione, per sprigionare una temperatura attorno agli 80 milioni di gradi, addirittura superiore a quella che si sviluppa all’interno del Sole. L’energia prodotta, una volta incanalata, produce del vapore che va ad alimentare una grande turbina, che produrrà energia secondo il sistema antico dell’alimentazione a vapore. Il tutto senza l’utilizzo di combustione di fossili inquinanti.
Già entro quest’anno si dovrebbe assistere alla prima fusione sperimentale di un singolo pellet, ma per poter produrre energia in quantità superiore a quella che necessita per funzionare, la fusione termonucleare controllata deve riuscire ad accendere in sequenza una lunga serie di pellet, e questo potrebbe avvenire in una decina d’anni. Per le applicazioni in campo civile, invece, bisognerà attendere ancora molti anni.
Parallelamente, per produrre questo tipo di energia, Europa, Stati Uniti, Cina, Russia, India, Giappone e Corea del Sud, hanno iniziato a costruire Iter, una macchina in grado di realizzare la fusione nucleare a confinamento magnetico. In questo caso la miscela combustibile è contenuta in una camera d’acciaio a forma di ciambella  tenuta sospesa in un potente campo magnetico generato da bobine. Entrambe le fusioni nucleari, sia quella inerziale che quella a confinamento magnetico, hanno bisogno comunque di compiere ancora una lunga e costosa strada di sperimentazione.